Percezione

Eccoti, di nuovo giunto, a bussare al mio cuore con impercettibili tocchi. Un battito, ed un altro ancora, a scandire il ritmo di questa emozione che si fonde in una lacrima. Ma dove? Dove sei adesso, perché possa sentirti così vicino? Guardandomi attorno, nell’ombra della sera, cerco di comprendere donde proviene la tua essenza. Non ti vedo, non ti odo, eppure qualcosa mi si muove dentro e, chissà con quale senso, ti percepisco.

Non andare via, non così presto. Ti ho sentito così intensamente, che le mie ginocchia stavano per gettarsi al suolo. Come se fossi al tuo cospetto, innanzi ad un miracolo in vita, sgorgando un pianto di passione. Non sono io, quella che parla né quella che agisce. Non è la carne, non è il corpo, è qualcosa che vi dimora dentro. Inspiegabile, così improvvisa è la tua venuta, sempre inattesa ma sempre sperata. Da quale fiamma risorgi dalle ceneri del tempo? Quale vento ti riporta qui? Come puoi, dimmi oh Sire come puoi…

Ti parlo gettando lettere e lacrime, una dopo l’altra, nel tentativo di catturare inspiegabili emozioni e cristallizzarle nel tempo, per non scordarle mai. Quasi impossibile, niente d’umano potrebbe ritrarre un prodigio. So che svanirai, ancora. So che non sarà duratura, questa tua presenza. Volerai, in chissà quale vento, varcando il confine dell’orizzonte. Forse è la tua mente, a richiamare la mia. Ma come posso io rispondere? Nel silenzio, potrei soltanto tacere. Tacere ed ascoltare il muto canto che intoni nel mio cuore, al quale sento lo spirito sbocciare come una corolla al sol levante, eppure non posso capire. In me ogni cosa avviene, ma quasi pare che l’anima non m’appartenga. Io so, nel profondo di me, ogni cosa. Ma non posso ancora vedere, non così in profondità. E’ come osservare nella foschia intravedendo i profili delle genti, ma senza comprendere chi siano. Così io sento te, io sento ciò che è stato di noi. Vedo qualcosa, celato in una bruma ancora troppo fitta, e sento le voci del passato echeggiare nell’eternità, confuse e disperse.

Lasciandomi trasportare dal calore con cui avvolgi il mio animo, libero la mente alle parole che ti vorrei dire. Le parole che non possono che tracciare i margini di un disegno infinito, poiché alcun umano idioma mai potrebbe catturare quanto adesso sta pulsando dentro me. Una vita da ricordare, da raccontare, una vita piena di domande e priva di risposte. Colma di speranza, ma anche di paura. Avvolta dall’oscurità di una condanna e povera di gioie che, però, spiccano nell’ombra come astri chiari.

Ti sento scivolare via… E le mie parole non sono che all’inizio. So che non posso trattenerti. Non posso che attenderti ancora. Figlia della speranza ero e rimango, tu sai, rimembro il mio nome. Invocami, invocami oh Re, ed io risponderò.

Il tuo calore sfuma adagio, come la pietra lambita dal fuoco, nel lasciarmi lentamente al muto bacio dell’inverno.

E. Edhilyen

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Dic 25, 2010 @ 16:08:32

    Uno dei testi più belli e accorati che tu abbia scritto da molto tempo! :-O Delicato e toccante…

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