Gli Estremi Fumi

Desta, nel buio, senza chiudere occhio. Girandomi e rigirandomi fra le coltri, quasi cercandoti. Nei sogni, nella mente, evocandoti. In ogni dove, in ogni quando, immagini affiorano come riflessi dal profondo di oscuri laghi. Riflessi del tempo, cristallizzati nella memoria, che vivono ancora e come un eco rimbalzano sulle pareti del mio cuore. E’ buio attorno a me, il cielo è carico ed il ghiaccio riveste la terra. La luna, celata al di là del manto di nubi, riposa in un cielo pervaso di stelle. Fra di esse, chissà oltre quale orizzonte, respiri. Il tuo fiato… ancora mi pare di sentirlo addosso. Nel sospiro dei venti del sud, che portano seco il sapore del mare. Invoco il tuo nome, nella muta sera. Il silenzio s’infrange, al suono della mia voce, al suono di un bisbiglio. Non risponderai, non questa volta. Non sinché sarò io a volerti, a bramarti, a desiderare con ardente passione il tocco del tuo spirito scivolare sopra al mio. Non verrai. Chissà se almeno potrai sentirmi. Chissà in quale vento i miei sospiri potrebbero librarsi e dissolversi, come il fumo di una candela, per giungere a te e, per quanto informi, portarti la mia essenza. L’aroma dei ceri appena smorzati, talvolta, m’evocano fosche rimembranze. Un soffio del tuo fiato sulle fiammelle frementi che sulle mura chiare disegnavano le ombre, come i riflessi dei nostri animi danzanti nel fuoco. Prima che la notte s’espandesse sino a noi, che uniti ci lasciavamo avvolgere dal suo abbraccio, ogni cosa splendeva d’oro. E quell’effluvio dolciastro, rimembro, era il profumo dei sogni. I sogni sbocciati sul tuo cuore, e fioriti nella mia mente. I sogni che mi rubavano l’anima, librandola come una foglia al vento fra le galassie. Galassie lontane, di chissà quale universo, in chissà quale tempo. La pace, la gioia, la sicurezza che provavo lì stretta al tuo fianco. Ogni cosa persiste, nell’aroma degli ultimi fumi. Avrei attraversato le fiamme, con te. Avrei nuotato negli oceani più profondi, vagato nelle notti delle terre più selvagge. Niente esisteva, che potesse infrangere lo scudo che ponesti sulla mia anima. Non temevo il male, né nel corpo né nel cuore. Perché tu eri il sole, ed io il fiore a venerarti. Ho inspirato a fondo i fumi di quei ceri, che lentamente svanivano nel buio appena schiarito dal candore degli astri. Li vedevo danzare lenti, sino a dileguarsi. La nostra vita, è forse scomparsa così? Dissolta nell’ultimo fiato, nell’ultima scintilla d’un fuoco smorzato? Se così fosse, come potrei piangerti adesso? Come potrei sognarti, cercarti, trovarti nei pensieri e nelle più fini percezioni? Come potrei sentire l’anima invocarti cadendo in sogni di pace, ingannata dal fumo di una bugia? Beata illusione – lo spirito anela – d’esserti accanto.

E. Edhilyen

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Gen 25, 2011 @ 20:34:59

    Che testo commovente… E la conclusione è tagliente. Bellissimo, complimenti! :*

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