Percezione (II)

La stanchezza si propaga in me, piano, un minuto dopo l’altro.
Sento i secondi battere nel silenzio di questa notte, vorrei sprofondare in un sonno profondo, ma cerco risposte.
Risposte che non posso trovare, cerco te.
Te, che sei ovunque ed in nessun luogo, che sei in me e in ogni cosa che sono.
Sei qui attorno, sei dentro, stai sfiorando la mia anima.
Sento il tuo tocco, è così caldo, quasi brucia. 
Vorrei parlarti, dunque, nonostante le palpebre mi scivolino sugli occhi. So che ti perderei, qualora cadessi nei sogni, per quanto tenace possa essere la speranza di trovarti in essi. Non vi sarai. Tu esisti, sul confine d’illusione e realtà, sei così sfuggente. Sei luce, sei aria, sei tutto ciò in cui credo. Sei la colonna che regge la mia fede, tanto solida quando invisibile. 
Ascoltami, se puoi. Le parole fluiscono dalla mia mente, libere come un fiume senza argini.
Tu vieni, nel silenzio e nella quiete. M’invochi, in chissà quale modo, e l’anima risponde. 
Sempre.
Ella t’ode, sempre.
Miravo la nebbia quest’oggi, la terra bagnata e le fronde spoglie, le nubi adagiarsi sulle cime dei monti e distendersi sui letti dei prati. Era tutto così freddo, colmo di nostalgia. La meraviglia del creato, celata al di là d’una bianca cortina che involgeva ogni cosa. Quel desiderio di soffiare via la bruma e mirare le lande sino all’orizzonte, rendeva ogni cosa più preziosa che mai. L’attesa del sole, di un giorno sereno, di un cielo lindo e turchese che avrebbe svelato le terre sino alle creste imbiancate e lontane. 
Nel misto d’incanto e nostalgia che invadeva il mio animo, ho soffermato lo sguardo sulle poche forme visibili. Ho visto i rami degli alberi lucidi d’acqua, ed i più prossimi profili dei colli imbruniti. Il mio pensiero volgeva a Dio, ai signori del cielo, al destino, alla verità del mondo, a te. Mirando le creazioni terrene, tutto mi è parso così intangibile. Niente mi è sembrato fine a sé stesso, niente per quello che sembra. Ogni cosa, in quell’istante, parve nascondere qualcosa di molto più grande e profondo di quanto gli occhi avessero potuto vedere. Allora ho cercato di osservare quelle frasche spoglie e bagnate con lo sguardo dell’anima, per scorgere in esse una qualche ragione che mi portasse almeno una sillaba. Una sillaba da aggiungere alle pagine che, una dopo l’altra, scrivo dentro di me e che narrano il mio credo, la mia verità, la mia fede.
Ho visto qualcosa, signore.
Qualcosa che non so spiegare, perché non è parte di questo mondo e -pertanto- nessun terrestre idioma potrebbe tradurlo in lemmi né simboli. Ho udito una risposta echeggiare in me, allora ho visto il mondo intero capovolgersi d’improvviso. E’ stato un istante, un istante solamente, ma ho sentito in me risuonare un pensiero che potrebbe riassumersi in una sola parola: “Sì”.
Sì, signore.
Io ti vedo.

E. Edhilyen

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Mar 07, 2011 @ 20:01:20

    Sì, la natura è segno divino, come credevano i medievali… Tutto rimanda a un Dio, ai suoi pensieri e programmi per l’umanità. Da questo sgorga un’immensa speranza e anche un’inestinguibile nostalgia per una sorta di “età dell’oro” perduta… che tuttavia può essere ancora vista… “io ti vedo”…

    Rispondi

  2. Estelwen Edhilyen
    Mar 07, 2011 @ 20:22:12

    Ci tengo a ricordare che i testi contenuti nella categoria “Percezioni” sono da considerare come una “rete di parole” volta ad imprigionare emozioni prima che svaniscano, scritti nel momento stesso in cui l’emozione nasce e terminati quando svanisce.

    Rispondi

  3. laljx
    Set 13, 2011 @ 21:16:43

    Lieve è il sentire di queste tue parole, che hai disperso come semi al vento, spinti dal dolce alito del tuo Animo generoso.
    Pezzi di Cuore che come collage sono approdati ora su terreno fertile, ora su arida roccia.
    Raccolgo il tuo dolore, mia amata Nulelisya, asciugo le lacrime che lente scivolano sul tuo viso.
    Possano le mie carezze esserti di conforto, possa la mia Tenerezza lenire il tuo Animo ferito.
    Ti sono Amica, dolce Sorella, e con dolcezza infinita ti reco il conforto del mio Abbraccio.
    Ricorda le mie parole, mia Piccola Luce: solo le Stelle brillano fulgide di bagliore proprio.
    Gli altri son solo satelliti opachi, che vincono le Tenebre grazie al riflesso dell’altrui Splendore.

    Giustizia è fatta!

    Ti Benedico, mia Piccola Splendida Luce

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