Gli Alberi di Kortirion – J.R.R. Tolkien

 

I. Alalminórë

O città antica su un colle conquistato!
Ombre d’un tempo vagano per i cancelli cadenti,
Tra pietre grigie; ogni salone è or quieto,
E nella nebbia le torri attendono silenti
Il crollo estremo: mentre, attraverso olmi sublimi
Il Fiume Scivolante abbandona gli interni reami
E scorre per prati vasti fino al Mare:
Vincendo con dighe e cascate mormoranti
Un giorno dopo l’altro, fino al Mare,
E trascorsi ne sono molti, lentamente,
Da quando innalzò Kortirion degli Edain la gente.

Kortirion! Sul colle insulare
Con vicoli dai muri d’ombra e viali tortuosi
Dove i pavoni tuttora amano marciare
Di zaffiro e smeraldo, maestosi;
Un tempo, in quei luoghi addormentati
Di pioggia argentea, dove dagli anni gravati
Ancora in suolo memore han radici
Alberi che mandavano ombre lunghe in meriggi antichi
E sussurravano nelle brezze veloci,
Tu, Regina della Terra d’Olmi, in tempi lontani
Eri l’Alta Città degli Interni Reami.

D’estate gli alberi ricordi ancora oggi:
In primavera i salici, sul colle i faggi;
I pioppi umidi, e nelle antiche corti
I tassi accigliati e tutti assorti
In fosco splendore per le intere giornate,
Finché la prima stella si mostra luminosa
E i pipistrelli batton l’ala silenziosa;
Finché la bianca luna lenta s’avvia
A guardar su campi ombrosi, in un sonno di magia,
Le fronde grigio argento di notte ammantate.
Alalminor! Stavano qui i tuoi baluardi,
Prima che svanissero l’estate e i suoi stendardi;
Intorno a te schierato era l’esercito degli olmi:
Corazza grigia, alti e verdi gli elmi,
Degli alberi gran signori e capitani.
Ma l’estate declina. Kortirion, hai ben guardato?
Gli olmi tutte le vele hanno spiegato
Pronti alle brezze, come alberi di nave possente
Nella valle, per salpare troppo, troppo celermente
Oltre i mari assolati, verso giorni lontani.

II. Narquelion

Alalminórë! Di quest’Isola cuore verdeggiante
Dove tuttora indugiano le Fedeli Compagnie!
Senza ancor disperarsi, sfilan lentamente
Per sentieri solitari con solenni armonie:
I Chiari, i primogeniti d’un giorno non vicino,
Gli Elfi immortali, che cantano lungo il cammino
Di gioia antica e pena, benché gli uomini scordino la storia,
Passano come il vento tra gli alberi fruscianti,
Un’onda d’erba che piega, e gli uomini non hanno più memoria
Di quelle voci che chiamano da un tempo ormai ignorato,
I capelli lucenti come un sole passato.
Vento nell’erba! Volge l’anno piano.
Un brivido nei canneti accanto ai rivi,
Un sussurro tra gli alberi – si ode di lontano,
A trapassare il cuore degli intricati sogni estivi,
Musica gelida che zufolo d’araldo intona
E annunci d’inverno e giorni senza foglie suona.
I fiori tardi, tremuli sui muri caduti
Già s’inchinano, l’elfico flauto per seguire.
In soleggiate gallerie del bosco, nei saloni sostenuti
Dagli alberi, serpeggia tra il verde con chiara fredda nota
Come treccia sottile, di cristallo argenteo, remota.
Presto la marea non calerà, l’anno sarà spento;
E da tutti i tuoi alberi, Kortirion, verrà un lamento.
Al mattino sulla lama suonava la cote,
La sera erba e corolle d’oro erano immote
Ad appassire, e nudi ormai i campi.
Ora giunge tarda l’alba già sbiadita,
Nei prati s’insinuano più pallide le dita
Del sole. Passano i giorni. Fuggite son le notti, quali falene stanche,
Dove, meteore in danza, battevano ali bianche
Lumini tondi nell’aria senza vento.
Trascorso è Lammas. La Luna del Raccolto declinata.
L’estate muore, che così poco è regnata.
Ora tra gli olmi alteri infine c’è tremore,
Innumerevoli, frementi foglie perdono colore,
Scorgendo le gelide alabarde ancor distanti
Dell’inverno col sole a battaglia marciare.
Quando Ognissanti luminoso si dilegua, va a terminare
Il loro giorno: volano esangui, d’ambra le ali
In venti distratti sotto i foschi cieli,
E cadon sui laghetti come uccelli morenti.

III. Hrívion

Ahimè, Kortirion, degli Olmi Regina!
Stagione adatta è questa alla città tua antica
Dove colme d’echi e tristi le voci passan lente,
Serpeggiando deboli tra musica sbiadente
Giù per sentieri d’immobili foschie. O tempo scolorato,
Quando il mattino sorge tardi, di brina imbiancato,
E le ombre velano presto i boschi lontani!
Non visti gli Elfi vanno, le chiome lucenti
Celate nell’ombra di cappucci strani
Grigi, e sui mantelli di blu crepuscolare,
Cucite da mani argentee, strisce di gelida luce stellare.
Danzan la notte sotto l’immenso cielo,
Quando gli olmi nudi catturano nei rami come trine
Le Sette Stelle, e attraverso le chiome l’occhio di gelo
Dell’alto volto lunare guarda giù le brine.
O Stirpe Anziana, genti immortali e belle!
Intonate canti che sotto le più antiche stelle
Si destarono un tempo, prima dell’Alba ancora;
Danzate quali ombre lucide nel vento,
Come si danzava sui prati scintillanti allora
Dell’Elfica Patria, prima che esistessimo noi tutti,
Prima che a questa sponda mortale attraversaste gli ampi flutti.

Kortirion vecchia e grigia, ora i tuoi alberi sono visti
Attraverso nebbie pallide levarsi alti e tristi,
Come vascelli vaghi e lenti alla deriva
Via, via verso i mari deserti, oltre la riva
Di porti fra le brume e abbandonati;
Per sempre lasciando gli approdi rumorosi,
Dove equipaggi festeggiavano orgogliosi
In ricca pace; ora, fantasmi di vento infelici,
Li sospingono soffi freddi a coste senza amici,
E silenti dalla marea sono portati.
O Kortirion, nudo il tuo regno è divenuto,
Spoglio dell’abito, e il suo splendore caduto.
Come lumini accesi in un tempio buio e spento
I ceri funerei del Carro d’Argento
Tremolano sull’anno terminato.
L’inverno è giunto. Sotto il cielo infecondo
Gli Elfi tacciono. Ma non muoiono dal mondo!
Sopportano la stagione crudele, in attesa,
E il silenzio. Anch’io qui avrò casa;
Kortirion, qui l’inverno avrò incontrato.

IV. Mettanyë

Non troverò le volte e le sabbie infuocate
Dove regna il sole, e nevi tremende osar non sanno
Né cercherò in scuri monti le terre celate
Di uomini da tempo persi, per cui strade non vanno;
Non baderò al richiamo di fragorose campane
Che suonano, ferreo il battaglio, da torri sovrane
Di Re del mondo. Qui su pietre e rami c’è l’incanto ancora
Di perdite mai scordate, di memoria benedetta
Più che ricchezza umana. Qui, non vinto, dimora
Il Popolo Immortale sotto olmi languenti,
Alalminórë un tempo gli antichi reami splendenti.

Da: “Racconti Ritrovati”

J.R.R. Tolkien

Annunci

6 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. consapevolezzadellanima
    Apr 29, 2011 @ 11:51:00

    bello !! io sono ancora affascinato dal signore degli anelli
    ciao
    daniele

    Rispondi

  2. Estelwen Edhilyen
    Apr 29, 2011 @ 12:04:18

    Ciao Daniele,
    le opere di Tolkien mi hanno sempre suggerito qualcosa di reale, di cui sento la mancanza, e in questo componimento la nostalgia di tempi perduti è molto marcata.
    E’ qualcosa che va al di là del fantastico, sono parole che vestono perfettamente il nostro mondo.

    Rispondi

  3. Arandur
    Apr 29, 2011 @ 12:41:32

    Quanto amo i Racconti Ritrovati. Peccato che questo testo sia poco considerato… Questa poesia è una delle mie preferite, anche se mette una leggera malinconia. Come mai hai deciso di postarla qui sul blog? :*

    Rispondi

  4. Estelwen Edhilyen
    Apr 29, 2011 @ 12:49:28

    Perché ho aperto la categoria “Tolkien” dove ho intenzione di pubblicare i suoi componimenti meno conosciuti ed i miei preferiti!
    Non potevo non inserire nemmeno una traccia della terra e della gente da cui prendo il nome, no? 😀

    Rispondi

  5. Mildir
    Mag 02, 2011 @ 07:58:41

    Iniziativa molto interessante questa, la regina delle poesie è secondo me “Tu e io”, o, in Elfico, “Mar vanwa tyalieva” (“La casetta del gioco perduto”) di cui do una traduzione in NeoQuenya anche nel mio blog. Le mie preferite sono poi anche quella su Timpinen (Tinfang trillo) e quella che appunto hai postato.
    Ha sempre significato molto per me inoltre tutto ciò che parla di Olórë Mallë (in primis naturalmente “Tu e io”), sarebbe interessante trarre qualche spunto anche dalla storia dei bambini di Vairë e Lindo…
    Secondo te perché Tolkien suggerì in modo tanto palese quel collegamento (seppur intramitologico, intendiamoci) fra il nostro e il suo mondo ? Che sentisse anche lui “qualcosa di reale” in quello che diceva ? 🙂

    Rispondi

  6. Estelwen Edhilyen
    Mag 02, 2011 @ 08:34:56

    Sì, io credo che molte delle sue parole siano come uno scrigno che racchiude dei messaggi profondi che vanno oltre a ciò che narrano. La chiave, però, non è a portata di tutti.
    In questa poesia, ad esempio, per me è inevitabile non pensare ai tempi che abbiamo perso anche noi, alla natura che viene lentamente uccisa.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...