Noi, Stille nel Mare

Sta tutto nel pensiero.
Sta tutto in quei tocchi impercettibili che sfiorano l’anima, la quale parla, canta, grida e piange. Così s’annebbia la mente, oppur s’allieta ridente all’inattesa luce di un sole che si leva fiero. 
È tutto così fragile.
Tutto così instabile.
Quanto è precario l’equilibrio del cuore, e quello del mondo spinto da  mani tremanti?
Siamo un’immensa miriade di gocce disperse nel letto dell’abisso, e muoviamo sospinte dal fiato del vento, attratte dal riso lunare, dalle correnti profonde, dal tuffo di un gabbiano, vagando per sempre tra estranee rive.
Andiamo, veniamo, torniamo ed andiamo di nuovo.
In una fuga eterna, in una cerca senza fine, lungo una strada senza una meta e senza un nome.
Tentiamo di nuotare, di andare contro al vento e di afferrarlo, come se potessimo ghermire i sogni e il fato, come se fossimo libere stille, come se il mondo badasse ad una lacrima persa.
Eppur non è la via.
Siamo evaporate e siamo giunte al cielo, ma poi in pioggia siamo ricadute ed ecco che di nuovo siamo qui in balia del mare.
Ma non lo ricordiamo.
Non comprendiamo.
Non portiamo memoria di quando diventammo fumo, di quando vedemmo  la Terra dal firmamento e di essa ne scorgemmo parte del disegno.
Abbiamo dimenticato.
E così siamo cadute, e da eterei vapori liberi e intangibili ecco che siamo tornate pesanti, materiali, imprigionate fra lembi di terra.
Battute, spinte, infrante, solcate.
Se solo rimembrassimo la leggiadria delle nubi, la fierezza con cui quiete si lasciano condurre dal respiro del cielo per dissolversi nel silenzio e nell’imperturbabile pace, allora saremmo un mare che canterebbe lieto, che danzerebbe piano, che superbo splenderebbe nel vestirsi di stelle e di sole.
Oh, Eterno, ricordaci perché siamo.

E. Edhilyen

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Mag 22, 2011 @ 15:20:12

    Uno dei migliori testi che hai scritto da tempo a questa parte… Le tue idee sull’umanità mi affascinano, questa in particolare ricorda le teorie platoniche sull’Iperuranio e il mito del carro di fuoco…

    Rispondi

  2. Mildir
    Mag 23, 2011 @ 11:17:20

    Estelwen, NON VEDO L’ORA DI EVAPORARE ! 🙂
    Fuori dallo scherzo, tu hai un pregio: Riesci a mettere in poesia quello che spesso io metterei in trattato !
    O forse le poesie sono trattati ?
    Pensi veramente che queste fasi dell'”andare” e del “venire”, per così dire “al cielo e dal cielo” siano in noi qualcosa di ciclico ?
    Ritornerà sempre l’ascesa ?
    Ritornerà sempre la caduta ?
    Oppure tutto ciò dura “finché durano le piogge” ? 🙂

    Rispondi

  3. Estelwen Edhilyen
    Mag 23, 2011 @ 11:27:06

    Io credo che “le piogge dureranno finché il mondo non verrà distrutto dalle mareggiate”.
    Ma quelle stille che trovano pace in sé stesse diventano sempre più leggere, perciò quando evaporano vanno sempre più in alto.
    Tanto in alto da non poter cadere più. 😉

    Rispondi

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