Le Betulle di Silas

Scivolando nel profondo.
Affondo, affondo, ancora più a fondo.
Laggiù nell’abisso dell’anima, laddove non giunge il sole che splende in superficie, laddove non esiste luce. Eppur io vedo. Vedo scintille baluginare lievi, svelate dall’amplesso dell’oscurità più densa, dalla tenebra più pura e primordiale, custode dei segreti celati a tergo all’ombra dell’universo intero.
Schiudo gli occhi dello spirito. Io vedo, io sento.
Odo un canto antico, sollevarsi appena fra le corde delle frasche costellate d’argentee foglie che vibrando intonano un’ode al vento, riempiendo l’etere fosco delle voci primordiali. Una betulla ombreggia la mia pelle, disegnando su di essa graffiti in movimento come per accarezzarla senza tocco. Ascolto il frusciare dei suoi rami grigi, mirando il luccicare delle foglie bianche e verdi, cangianti e tremolanti come azzurre fiamme. Poso una mano sulla sua corteccia fine, ne percepisco la giovane vita.
Che cosa hai da raccontare?
La sento fluire sotto al mio palmo. Essa vive. Ed io?
Osservo i tre fusti che si sporgono verso le acque cristalline, chiare e spumeggianti, che giulive corrono a valle.
Dove andate, mie acque antiche? Non rubate le mie memorie.
Vedo l’erba sporgersi da quella piccola sponda, che s’abbassa nel scendere a meridione, laddove il letto del fiume si dilata allargando il corso delle acque. Alcuni ciuffi tremano, sfiorati dalle onde in perpetua corsa.
Affondo le unghie nella terra porosa. Osservo le mie mani. Sono rosse, sembra sangue. Il sangue della mia terra, il sangue del mio spirito. Muovo le dita, la polvere scivola fra i miei palmi per scomparire al suolo.
E’ giunto il vento. Ha rubato quella polvere rossastra, soffiandola via lontano. E’ svanita nell’aria, nel nulla, dissolta nel fiato del mondo e sulla sua pelle.
Ed io?
Ben ritrovata, brezza gagliarda che porti effluvi lontani, ricordi sfumati come fiocchi di cenere, il profumo della pace.
Dove vai, vento che suoni le corde degli alberi? Quale canto intonerai, alla mia venuta?
Addio, libero fiato che lungi innalzi un lamento.
Osservo i fusti argentei ergersi al di là della riva, l’ombra che vela il suolo imbrunito, ne posso sentire il fresco tocco, ed il profumo lieve di nebbia e muschio.
Ma io cerco te.
Non conosco parole, non conosco il tuo nome né il mio.
Cerco le orme dei tuoi passi, un tuo fiato disperso nel vento, la tua voce perduta in un’eco remota, l’essenza della tua pelle rubata da un sospiro di brezza, il barlume degli astri riversi nei tuoi occhi.
Ma non resta che il vento, il fiume, l’antico sussurro delle betulle di Silas.

E. Edhilyen

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7 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Lug 21, 2011 @ 19:17:27

    Mi incuriosisce molto Silas… da dove hai preso questo nome?

    Non era (ANCHE) il nome dell’assassino del Codice da Vinci? o_O

    Rispondi

  2. Estelwen Edhilyen
    Lug 21, 2011 @ 20:03:13

    Per favore non fate domande, non avreste risposte.
    Grazie. 😉

    Rispondi

  3. Arandur
    Lug 21, 2011 @ 20:27:24

    Allora dirò che è un testo meraviglioso e molto onirico!.. come se l’essenza intima dell’essere umano (intendo ciò che è più addentro di noi, a somiglianza di archetipi) si fosse cristallizzata in una realtà viva, vera e presente.

    Rispondi

  4. lalix
    Lug 26, 2011 @ 21:15:15

    Piccola Amica, ti ringrazio per avermi donato la parte più profonda della tua Anima.
    La serberò come gemma preziosa nello scrigno più recondito del mio Cuore e veglierò su voi tutti come Angelo Custode.

    Farò tutto ciò che è in mio potere per aiutarti a realizzare i tuoi Sogni, perchè la tua Felicità è la mia Gioia.

    E’ dolce l’attesa dei nostri incontri, allegre e spensierate le giornate trascorse insieme, aspro il momento dei saluti… ma anche questa sera, tornata nel silenzio della mia casa, mi riscopro più ricca ed infine sorrido!

    Grazie Estel, per tutti i Doni che stai seminando nella mia esistenza!

    Rispondi

    • Estelwen Edhilyen
      Lug 26, 2011 @ 21:48:33

      Ringrazio te per queste splendide parole che mi aprono il cuore, e soprattutto per la dolcezza, la gioa e la saggezza con cui hai bussato alle porte del mio essere.
      Quelle porte non potevano che schiudersi.
      Sono sempre più lieta di averti mostrato meandri nascosti di me, segreti ed inviolati.
      Una scintilla brillava in quei reconditi luoghi nel timore di smorzarsi alle intemperie del mondo esterno, ma adesso arde ancora di più.

      Buonanotte, ti aspetto al più presto!

      Rispondi

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