Silfion

Della grazia e l’orgoglio egli era il riflesso, un indomito spirto che libero e fiero scivolava nel vento, sin dal giorno d’estate in cui venne alla luce nelle vaste brughiere.
Lesto e leggiadro nelle movenze, danzava sul mondo come un’anima sospesa nell’aere, fluttuando fra i fiati che il cielo intonava fra i suoi crini d’argento.
Candida ombra che carezza la terra, sfiora gli steli dell’erba che muove al tocco sublime dell’aura che spira, muove le foglie al suolo distese e sfiorate dal fiato suo ansante.
Ombra di luce, fascio di stelle, bagliore lunare e figlio degli astri, le genti sognanti lo miravano liete come se un ballo fosse il suo movimento, ed un canto il nitrito rombante.
Era lo specchio del cielo notturno, del fiume silvano e del mare profondo, era l’unione della più pura essenza di gioia, fierezza e maestà.
S’udiva il fragore degli zoccoli forti, battere il ritmo di un cuore selvaggio, infrangendo il silenzio in cui quieti mormoravano gli olmi.
Terra remota, terra lontana, in cui antico il mio nome echeggiava sulle labbra di molti, rimembra tu oh patria il richiamo squillante ch’egli sparse nell’aria, e la muta risposta del cuore mio vergine.
Egli comparve come un fascio di luna, all’ombra del bosco che paziente ascoltava, fra le frasche moventi che il vento d’autunno piano spogliava.
Che cosa narrò l’anima bianca, specchiata in quegli occhi neri e profondi come i cieli notturni, in cui l’intero universo trovava dimora in iridi colme d’oscuro splendore?
Sbocciò il cuore mio come un candido giglio, quando un palmo posai sul suo collo possente. La forza sentii sotto alle mie dita, scorreva come un fiume impetuoso, eppur la purezza era dentro al suo sguardo in cui scorsi il riflesso più puro di me.
Ed il suo respiro, profondo e vibrante, su di me s’infrangeva come il vento sui fiori.
Nulla io dissi, null’altro egli fece.
Fra le voci degli olmi, gli animi nostri si fusero insieme.
Echeggia nel cuore il sibilo antico del vento fischiante fra i crini di cenere, il tonfo profondo degli arti d’argento che in una danza volteggiavano il mondo, il lieve fruscio delle vesti mie fini scivolanti sul candido manto.
Echeggia il respiro come brezza del tempo.
Egli era Silfion, la Rosa dei Venti.

E. Edhilyen

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Nov 05, 2011 @ 15:15:34

    Chi è questo magnifico destriero misterioso? 🙂 la descrizione che ne fai lascia a bocca aperta perfino me, che non capisco niente di cavalli! :”) Le tue descrizioni di questo animale sono sempre così intense!
    Un abbraccio grande grande!

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