Eco

Eco di canto remoto, nelle aule del tempo disperso, vagante nel buio immemore e vacuo di aride terre senza promesse.
Sete del pianto immortale più antico, invocano i prati stille d’eterno, gocce di speme e cordoglio ancestrale di cuori piangenti del bosco il lamento.
Sangue di un evo dimentico scorre, limpido e chiaro come stille di brina, lieve e sfuggente s’adagia sul mondo per inibirne i fuochi voraci.
Che ne sarà del pianto del fiore, che prono regala una stilla alla terra, bagnato dal freddo vello invernale che lesto si espande alle soglie d’Estate?
Giacciono i petali laceri e passi, fra foglie imbrunite dal gelido soffio, che eterno dimora negli animi spenti spargendo le nevi sul mondo perenni.
Chi ricorderà la Primavera? Chi accoglierà il nuovo ciclo allo spuntare dei crochi?
Che cosa narra il cielo quest’oggi? Perché sta tacendo?

E. Edhilyen

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1 Commento (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Dic 31, 2011 @ 22:57:53

    Come meglio propiziare il nuovo anno, se non con un tuo nuovo testo? :*
    Il più bel regalo che tu possa farci!
    Mi ricorda molto Tiristel… quando i personaggi notano la struggente bellezza della natura che li circonda, e si domandano cosa ne sarà quando guerre e distruzione li avranno devastati. Potrebbe essere un passo del terzo libro!

    Grazie… :-*

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