La Quercia e la Falena

Esiste una via oltre l’oceano, che porta dietro al sole che si smorza come fiamma soffocata, spargendo il fuoco lungo l’orizzonte ardente in un tramonto rosso sangue.
Oltre quella via, il sole sta sorgendo.
Clessidra dell’eternità, la brezza ed il mare intonano un inno all’infinito che muore, gemendo l’oscurità dei giorni a venire, lambendo le macerie di un evo di purezza, pace e meraviglia. Le onde afferrano i resti di una realtà di pietra, trascinando mestamente la rovina nel grembo del mondo, laddove si spargerà come il marcio in una mela, strappando la vita che pulsa secondo il volere del cielo.
Ma il cielo è offuscato, graffiato, e le stelle non brillano più.
Io ho memoria di loro. Io ricordo le stelle.
Io, falena, le cerco nella bruma e fra mille false luci. Ne cerco la bellezza ed il silente canto, un canto che non odo perché soffocato dal caos.
Riesci tu a vederle, quercia che respiri fra i fumi del tempo che arde il pianeta?
Riposo sul tuo fusto le mie ali stanche.
Mostrami gli astri, antica creatura, fa’ sì ch’essi sboccino fra i tuoi rami tesi verso il firmamento, come gemme in Primavera, come petali di luce e corolle di speranza.
Sento la tua vita scivolare sotto al mio corpo. Non tacere, oh madre della vita che affondi le radici nella terra martoriata. Sia desta l’anima tua sopita, perché insieme sveleremo il firmamento e ne ascolteremo il canto.
Si schiudono le stelle come petali brillanti, fra le nubi che si scostano scivolando via, fra i rami spogli e tristi delle frasche tue contorte in una danza immobile, disegnando i piani del destino sulla tela dell’universo.
Spuntano gli astri, poggiati sui tuoi rami, è ancora Primavera.
Le loro voci narrano del gorgoglio del fiume, del fruscio dell’erba al vento, del gemito degli alberi, dell’inno dell’oceano, del coro della foresta che sussurra un canto arcaico.
Narrano dei mille fuochi antichi, di cui l’anima mia brama il bagliore lontano, cercandoli nell’eterno e nell’oblio nel seguirne il lume immortale, volando nella notte dei tempi.
Ascolta insieme a me quest’ode, quercia solitaria, prima che scenda di nuovo il silenzio, prima dell’ultimo fiato d’Inverno, spirerò con te fra le nebbie dell’eterno, in un battito d’ali.

E. Edhilyen

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3 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Gen 10, 2012 @ 18:50:36

    Molto triste 😦 la Falena e la Quercia sono le ultime vestigia di un tempo ormai morto, destinato dopo di loro a cadere per sempre nell’oblío. Se esiste una qualche speranza di rinnovamento, essa non si intravvede; resta solo una terra morta, malata, nera e avvolta nel buio. All’ultima frase ho avuto le lacrime agli occhi…

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  2. lalix
    Gen 10, 2012 @ 19:38:03

    “Leggerti” è come tornare a casa… casa è il luogo dove l’Anima trova finalmente pace.

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  3. Estelwen Edhilyen
    Gen 10, 2012 @ 21:14:40

    La quercia e la falena non sono né le prime né le ultime vestigia di un tempo morto, perché quel tempo esiste ancora e per sempre esisterà.
    La falena risveglia l’anima della quercia che a sua volta le mostra la luce delle stelle che tanto anelava, cercando il loro bagliore e sfuggendo dalle luci “false”, facendo così tornare la Primavera.
    La falena e la quercia, dunque, hanno compiuto il loro ruolo nel corso del destino, lasciando sulla terra gemme di speranza, prima di tornare alla loro patria.

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