Patria Straniera

Niente è rimasto.
Le lacrime piovute negli anni sono penetrate nel suolo, gli alberi le hanno bevute e perfino nel cielo si sono condensate. Esse tornano, ogni volta che miro il firmamento. Ogni volta che cammino sul suolo di casa, un suolo sì familiare eppur sempre straniero. Conosco la forma dei monti e le vesti che indossano in ogni stagione, sento l’eco di una voce che mi chiama a tergo ad essi, lontana, confusa e risuonante.
L’orizzonte mi invita a solcare le valli che si estendono sotto al mio sguardo, ma le mie gambe non possono reggere il viaggio. Aspra è divenuta la letizia della Primavera e la superbia dell’Estate, il melanconico Autunno ed il candore dell’Inverno. Non posso più gioire degli alberi destarsi, dell’aurora ascendere alle spalle del monte che si leva innanzi a me, del tramonto dipingere incantevoli tinte sulla tela del cielo per salutare il giorno.
La speranza è solo cenere, cenere che il vento porta lungi da qui. I miei passi si fanno sempre più pesanti, la terra sempre più arsa. Riemergono le ombre del passato, in ogni dove e quando, ed anche il Sole appare velato da un imbrunire eterno, che indugia nell’infinita e indelebile memoria dei prati, dei boschi, dei cieli e di me.
Resteranno le rovine di una storia dimenticata, a raccontar silenti delle lacrime bevute, le speranze ghermite, le parole rubate dal respiro della sera.
Incantevole prigione, hai racchiuso la mia anima. Ma c’è un bagliore in fondo ad essa che non si è spento mai, si riflette nel giorno maliardo. Speranza è il mio nome ed io professo, ancora, che un germoglio nascerà fra le macerie.

E. Edhilyen

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5 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Gen 24, 2012 @ 16:21:26

    Mi domando perché ultimamente le notifiche del tuo blog mi arrivano sempre cosí tardi 😦 che testo triste! Che amarezza tornare nella propria patria e scoprire che nulla di essa ci é piú familiare. Per fortuna che un minuscolo raggio di speranza, portato sulle tue Ali :*, permane ancora.

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  2. simonelapan
    Gen 24, 2012 @ 21:30:30

    Edille queste tue melanconiche odi echeggiano il mio “vecchio” ma mai dimenticato lamento: “Voglio tornare a casa”.
    E mi fanno molto riflettere sai ? Mi soffermo per questo.
    Una parte della tua anima non riesce ancora ad accettare pienamente il motivo per cui essa stessa è nata e recalcitra. Ti prego: guardati dal prendere alla leggera questo tuo sentimento, accetta il consiglio di chi vi è già passato. Sembra fievole ed innocuo quello che dice una parte di te ma ha un altissimo potenziale distruttivo. Un solo attimo nel quale ti dimenticassi di non essere sola o pensassi di non poter più andare avanti (“le mie gambe non possono reggere il viaggio”) e quella che sembrava l’ombra di un pensiero giganteggerà a possedere la tua anima intera con conseguenze molto negative (fino a volerla separare dal corpo, per permetterle di tornare). Il rifiuto, seppur inconscio, di una parte di ciò che siamo, occorre in primo luogo quando ancora non ci conosciamo bene (o non abbiamo presente il senso) e per questo vorrei invitarti a proseguire sulla strada della conoscenza (di te ma anche in generale), a porti quante più domande possibile cercando per ognuna la risposta, assicurandoti di giungere al cuore di ogni risposta. Non è facile ma se ti ci metti il tempo speso per farlo vola, non te ne accorgi. E’ stato solo questo che mi ha salvato nei casi peggiori: conoscermi meglio e conoscere meglio.

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  3. lalix
    Gen 27, 2012 @ 22:42:52

    Ricorda che le mie ali ti porteranno laddove i tuoi passi pensano di non poter giungere e che tra i miei rami troverai sempre riparo al tuo vagare.

    Il germoglio che hai piantato non nascerà tra le macerie perchè è custodito nel profondo mio cuore.

    Per avere certezza del futuro che ti attende, voltati a mirare il passato ed il lungo e faticoso cammino già intrapreso…

    Non ci saranno rovine nè dimenticanza finchè la tua voce narrerà ciò che fu.

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  4. Johnk971
    Giu 07, 2014 @ 21:03:50

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  5. Johnc377
    Giu 07, 2014 @ 21:03:57

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