Cent’Anni in un Battito d’Ali

Un “sogno” dedicato a tutti coloro che porto nel cuore.

E se fosse come aprire gli occhi al mondo, nel ventre della notte in cui brillano astri chiari, come fiori appena sorti che dei cicli nulla sanno, che dell’alba non attendono il ritorno e non conoscono il bagliore del giorno.
Alzerei gli occhi agli astri e proverei a toccarli, invocandoli con un lemma sorto dal più puro stupore, scoprendo di aver voce e pronunciando una parola che intride nell’eterno la bellezza del creato, l’immenso dell’universo, l’innocenza immacolata, gli albori di un inizio.
E se lì, sulle sponde addormentate sbattessi le mie palpebre, muovendo incerti gli arti nel cercar di ricordare chi e cosa fossi stata, nell’udir frusciar la brezza invitandomi alla quiete insieme al moto dell’oceano che in un canto culla il mondo.
Sedendo sulla riva del tempo ritrovato, gustando l’armonia di amena perfezione, laddove il cielo sposa il mare ed il mare la terra in una danza eterna che scandisce l’infinito, volgerei il mio sguardo intorno nella tenebra sfumata dal candore della coltre che trapunta il firmamento.
Il tempo è scivolato nell’abisso dell’illusione, disegnato solamente dalla danza del mondo che volteggia intorno al Sole, quando l’aurora sfuma le frasche d’aureo bagliore e veste le onde d’una cortina di bianche scintille.
La carezza del mattino mi desta in un fiato, chiamando il mio nome che sembra echeggiare nel vento, quando mi ergo dinanzi al creato lasciando che l’immensità invada il cuor mio spalancato ad accogliere i lidi in cui germoglia la vita.
La foresta mi inghiotte in un istante, quando ogni cosa intorno muta, come in un sogno in cui naufraga l’anima trasportata dalle correnti del vento e del mare come foglia in balia dell’oceano.
Ed ogni cosa danza, ogni cosa varia, ogni cosa fluttua come i rami degli alberi antichi, signori di terre senza macchia la cui gloria è intrisa nei fusti possenti, linfa di eterno che scorre nelle vene del tempo le cui gemme sbocciano ancora, ancora ed ancora, nelle aurore senza nome, nelle Primavere senza numero.
Disegni di luce muovono sul letto di muschio, mi adagio sul cuore della terra e ne inspiro la fragranza viva, lasciando che lo spirito si scuota come un bocciolo chiamato a gran voce dal Sole e si apra, spandendosi nell’aere, volando nel cobalto, fra le corolle in movimento e le parole sussurrate della selva che non tace, che racconta i pensieri impigliati nelle reti delle fronde e rimasti cristallizzati come lacrime d’ambra, riversate sullo spartito del destino ad intrecciare note di musica.
Musica senza tempo né fine, che permea l’imbrunire dell’armonia che si fonde fra le luci estreme e le tenebre in nascita, scivolando nel sospiro che accarezza il mondo rubando l’essenza dei mari, dei lidi del tempo, dei monti che svettano nell’ergersi a lambire il firmamento, disegnando i profili scolpiti dal Sole che adagio si smorza nel loro grembo.
Dove sei?
D’improvviso una voce si desta nei meandri del cuore, affiora negli occhi che hanno appena scoperto l’aurora il riflesso di qualcosa che manca.
“Se io esisto…” penso osservando le mie mani come se avessi potuto specchiare in esse il mio volto “Se io esisto, devi esistere anche tu.”
E sale il vento che muove ondeggiando, le maree che si fanno imponenti, le foreste che gemono come un eco del cuore il tuo nome che torna in un grido silente, un sussurro che si espande nell’aere fluttuando come polvere di speme nel respiro del mondo, salendo fino all’universo e ricadendo come neve che riveste le lande, scivolando fin oltre l’oceano ed affondando nel grembo abissale, correndo oltre i confini del mondo e risplendendo nel bagliore degli astri che s’intridono della tua essenza, come specchi di memorie custodite sulla tela dell’infinito su cui incido l’effige del nome che invoco.
Chi sei?
Erro, vagando nell’eterna Estate, fra i petali dei fiori che danzano nel vento e come cenere bianca adornano l’aria che muove fra i viali, odo il fruscio della mia veste precedere i passi lenti, che avanzano adagio in un lasso di tempo disperso.
Cercando qualcosa che ho già trovato, annego nel sogno che ha rapito il mio spirito e oscilla la luce sui confini dell’etere. Veglia o sognante, inspiro la brezza ed espiro lo spirito, come cenere che fugge e segue il moto dell’aria per venirti a cercare, a cercare l’essenza di quello che sono, custodita nel suono del tuo nome, nel respiro del tuo cuore, nel sospiro che racconta la distanza.
Affondo, riemergo, muoio, rinasco, cado, mi levo, sogno, mi desto.
Ho scoperto il moto degli astri. Ne ho seguito il tragitto, ho danzato al suono dei salici sfiorati dall’aura come arpe al tocco lieve, celebrando le movenze del destino che ha tessuto l’esistenza.
Ho scoperto il pianto. L’ho toccato con stupore, contemplando quella lacrima appoggiata fra le dita. Somiglia alla rugiada, ne sorrido.
Ed eccoti lì dentro, nel riflesso del mondo rovesciato, nel riflesso del tempo ritrovato, nella luce di una stilla che sgorga dal cuore.
Innanzi a me, ritorna la tua immagine come l’ombra del passato. Risuona la tua voce come l’eco di un miraggio, finché ogni cosa svanisce e tutto scompare dietro a una singola porta, alla fine di un unico viale, quando l’erba riveste la pietra ed i fiori sommergono il grigiore del mondo.
Turbinio di riflessi d’accecanti bagliori, ecco che colgo i frammenti del cuore.
Desta. Il sogno è finito, sfumato in cent’anni di un battito d’ali.

E. Edhilyen

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Arandur
    Apr 12, 2012 @ 13:12:52

    So di avere l’onore di stare nel tuo cuore meraviglioso :”) e quindi non posso che dirti grazie!!
    Un bel testo lungo 😀 ne sentivo la mancanza, perché è come nuotare in un fiume di pura, semplice poesia. Riesci davvero a far riflettere sulla durata del tempo e delle nostre esistenze…

    Rispondi

  2. laljx
    Apr 13, 2012 @ 19:13:20

    Alla fine del sogno c’è un dolce Risveglio… grazie per questo Dono prezioso.

    Rispondi

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