Tiria l’Ey n’Om

Vuoto. Vuoto primordiale che si espande nell’oceano di parole perse, naufragate nell’oblio e nella dimenticanza, lambite da un vento che scuote le onde muovendone il corso, mare di lacrime e inchiostro che intride le pagine dei giorni a venire.
Sguardo che emerge dal passato, barlume ancestrale che splende al centro di iridi nere, scrigni di luce candida e pura giunti sui lidi oltre al tempo, a portare il bagliore del vergine amore, sulle foreste ove indugia il tramonto.
Approdata su terra straniera, di gioia vestita e dal cuore condotta, diversa, all’ombra del tetto intrecciato di frasche antiche che mute osservavano le lente movenze ed udivano ogni singolo fiato, nel mistico fascino del regno ambrato che silente spiava la via che incidevi.
Hai incontrato il mio cuore, figlio dell’alba e del vespro, specchio del giovane spirto adagiato in un nido di silenzio e mistero, alla luce crepuscolare del perpetuo imbrunire il cui verbo descrive struggente incanto.
Albeggiarono i cieli nel profondo dell’essere, seguendo la stella del primo mattino rischiarare il manto notturno, dolce barlume che timido brilla, negli occhi scuri e ridenti che osservano il mondo danzando, per te, regina dallo sguardo di bambina.
Abissale, si è schiuso il mio cuore per accoglierti in esso.
Quanto invocasti la mia voce elevarsi nel canto, disegnando nell’aria stille di chiaro cristallo, che come pioggia scivolavano nell’etere invaso del riflesso di vigili sogni, sulle cui ali volava la mente librandosi oltre al confine del vero.
Odi l’eco del tempo obliato, ora che lungi solchiamo l’impervio sentiero.
Odi il mio spirito gemere dietro la coltre silente, cortina di lacrime posate sul tempo come rugiada su rose dischiuse, nel profondo infinito dell’essere che piano risponde al richiamo del Sole.
Sia l’anima verbo sincero, voce che guida i tuoi passi attraverso la notte più oscura, poiché niente è più vero dell’alba.
Sfuggano gli occhi da abbagli ed inganni, poiché sia lo spirito a osservare davvero e come fiamma danzante disciolga in un soffio le eteree illusioni.
Silente custode dell’anima tua, nel mio cuore è affiorato l’eco d’antica promessa, onorata in un solo sussurro, dipinta in un fiato d’un tempo obliato: n’entyòre.

Tiria l’ey, ye-enòre n’om. Atane.

E. Edhilyen

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