Echi nell’Etere

Scaglia di Luna supina nei cieli di Maggio, mistica ride lambita dai rami del faggio, arpe silenti che intonano lievi i sussurri degli echi che infrangono ancora le aule del tempo.
Risuonano voci disperse nel buio, richiami remoti che invocano nomi nell’etere intrisi, essenze di spirti silvani e stranieri il cui fiato è la brezza del mondo, il cui cuore è il germoglio dell’olmo, il cui sangue è la linfa dell’erba ed il pianto l’oceano gemente.
Lago che specchia i cieli macchiati da nubi deformi che muovono lente, fra stelle gagliarde che splendono sole nella notte che attende l’Estate imminente, ruba il riflesso dei limpidi occhi dalla giovane vista e remoto sguardo.
Il vento stormisce nel grembo dei colli e trasporta le voci lontane, messaggero il cui verbo mai tace, eterno respiro che dà voce al silenzio.
L’ombra danzante delle fronde moventi sfiorano l’animo in un tocco gentile, su cui gli astri dipingono tele d’organza nel tessere mute segreti pensieri, luce che invade dell’abisso i primordi a cui timido attinge un ricordo perpetuo, la cui orma si è incisa negli antichi albori dell’essere.
E sia questa Luna il mio specchio di speme, sorriso deposto nella culla del cielo.
Venga la brezza a rubare un pensiero d’amore e lo porti lontano, sfiori gli spirti dormienti come fiato d’estate su gemme indugianti, lasciando nei cuori essenza di luce come polline sparso su corolle dischiuse.

E. Edhilyen

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