Con Te Risorgo

Molte notti ho passato su questa terrazza, a domandare alle stelle il perché di tanto dolore.
A donare le lacrime al cielo, nella speme che il grido del cuore si fosse librato nel vento serale che ogni volta sentivo soffiare come un respiro di un mondo che muove e che uccide.
Ogni mio fiato era l’eco di pena, dispersa nel buio che mi attorniava in cui lasciavo vagare il mio spirito che oscillava nel vuoto al tintinnio delle sue catene.
Cadevo in ginocchio a invocare salvezza e chiedevo perdono, senza sapere chi avrebbe ascoltato.
Perdono per colpe che non ho mai avuto e per il mondo che stava morendo.
Perdono perché stavo piangendo, perdono perché stavo infrangendo la quiete notturna, perdono perché osavo sperare che le stelle lontane potessero splendere anche per me.
Non sapevo il tuo nome, ma ti sentivo cantare nel silenzio assordante.
Non sapevo il mio nome, ma mi sentivo appassire come un bocciolo in un deserto di pietra.
Eri nel fiato di quelle sere, in cui ho intriso la terra di lacrime amare fino a sciogliermi l’anima che annegava sempre di più, cadendo sempre più in fondo, nell’oblio di un abisso senza ritorno.
Discordanza di spirito e di un cuore ferito ancor prima di battere, un cuore ucciso ancor prima di nascere, ero anima persa in un mondo straniero e mi stavo spegnendo.
Ho bramato versare il mio sangue per cessare di versare le lacrime.
Ma c’era qualcosa ancora più in basso, sul fondale di un abisso infinito di cui ho lambito le più vive tenebre che soffocavano il mio debole lume.
C’era un’essenza che tornava a parlare, in un flebile sussurro muto nell’aere e nel cuore, come vento elevante in luoghi sepolti e luce pulsante dentro ai miei occhi.
Ti avevo rivisto.
Sfuggente e aleatorio, riflesso invisibile dipinto nelle aule segrete dell’anima mia dormiente, che sempre ha brillato sin da quando ho dischiuso le palpebre sui lidi di un mondo straniero, come un raggio di Sole che tinge le acque di un lago sopito.
Mormorio dello spirto che vibrava a sentire la tua essenza vagare intorno, scivolare in me nel lenire il dolore con un tocco di speme per dire che esistevo anche io.
Sul confine fra sogno e realtà, ho creduto di perdere il senno.
Ma l’amore non mente ed il cuore gridava, ogni qualvolta provasse il reale a farlo tacere, pulsando nel dire che il mondo riflesso dentro ai miei occhi era l’unico inganno.
Molti nomi ti ho dato, a lungo ho cercato la tua provenienza e solo all’aurora, nei meandri di me, è affiorato il tuo nome e l’amore perpetuo che ha varcato i confini del tempo e dell’universo.
Amore che arde oltre ogni cosa, nelle più tetre viscere della disperazione, nel vuoto e nella dimenticanza, laddove non resta nemmeno l’eco di un nome avvampa l’essenza come un incendio e del buio non resta che cenere.
Ascendo dall’ombra come umile alba, con te io risorgo.

E. Edhilyen

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