Oltre il Sogno degli Occhi

Sui selci il vento giocava, in un canto e bisbiglio le foglie cadute gemevano piano, leggiadre muovendo in un fiume a rilento che piano fluiva sull’umida pietra. D’oro infiammate, di rosso macchiate, addio mormoravano a verdi sorelle ancora aggrappate alle frasche, ancora aggrappate alla speme il cui canto intonava stentoree armonie, tremando nel vento che in un soffio portava la fredda parola d’inverno a imperare.
Scissa la terra del tempo narrava, di luce tingendo le vesti dei prati, dei boschi silvani a lungo solcati che ancora vegliavano su vie abbandonate, dai rovi precluse ai passi di erranti i cui piedi non portano graffi di rose selvagge, laddove i segreti, confusi e feriti, restano muti nelle reti di fronde contorte a tenere del vero l’essenza, rimasta nei secoli viva.
Lontano dal grigio, ho ferito la pelle in selva d’autunno, con te camminando, oltre ogni via segnata dal mondo, oltre ogni strada dal verbo dipinta, sangue versando e ancora avanzando sulle pendici coperte di foglie, sino alla vetta più alta e selvaggia ove regnava di spirto il primordio.
E ancor più lontano dal giaciglio del cervo echeggiava il richiamo dell’aquila, così ancor più distante volsero i passi laddove le nubi smorzavano il volo, perché è nostra la meta ove il sole si desta, ove il sole si spegne, oltre il sogno degli occhi.

E. Edhilyen

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