Per Conan: Il Senso dell’Impossibile

Sei stato il primo passo verso ciò che chiamavo impossibile.
La prima piuma cresciuta sulle mie ali dischiuse, prima che osassi pensare che potevo volare. La vita non mi ha dato ciò che meritavo, ma ciò di cui abbisognavo. E di te avevo bisogno, perfino il fato lo aveva compreso. Sei stato la chiave che ha aperto la via verso un’aula segreta della mia essenza, primordiale, ove giace un istinto che non si è spento fra morte e rinascita. Memoria imperitura, di sapienza che non sfuma, tanto inconscia quanto più potente della coscienza stessa.
Muove le mie scelte e plasma il mio essere, poiché mi costringe ad attingere al passato, a qualcosa che non ho avuto da questa vita la quale anzi mi ha sempre precluso le vie per apprendere, ma che giace in me sin da prima di nascere. Ed è così che hai scavato dentro di me, poiché tanta era la necessità di farlo che altrimenti non avrei mosso un passo. Ed eri tanto, eri tanto per quella che ero. Ma non potevo sapere che il mondo che mi hai dato, altro non era che un accenno. Guarda dove mi hai portata adesso, senza che io nemmeno te lo chiedessi. Guarda a cosa mi hai portata a mirare, a sperare ed infine realizzare. Guarda quanto è fulgido il mio spirito, e guarda quanto forte è la mia quiete in mezzo alla tempesta.
Guarda chi sono. Tu mi hai vista davvero.
Sovente hai messo alla prova la mia volontà, forgiandone la consistenza nei modi più arditi. Il mio coraggio unito al tuo, la mia mente e la tua forza, la mia fiducia in te e la tua fiducia in me, che ci ha portati ad attraversare fiumi in piena, ripidi pendii di fango scavati dai ruscelli, a galoppare nella notte e nella pioggia liberi da finimenti, parlando nel silenzio, fra mute melodie dell’anima e tocchi loquaci sui corpi uniti in danza.
Ed ora sono qui, ad osservare i cieli della nostra storia sfumarsi del crepuscolo. I giorni in cui io e te attraversavamo il mondo volgono al tramonto, ma adesso e sempre ti ringrazio per aver preso il mio spirito in groppa ed averlo condotto più in alto di quanto avessi osato sperare. Mi sarei detta folle, poco tempo or sono, se solo avessi immaginato che tu, nella tua semplicità, avresti fatto tanto.
È emerso, grazie a te, un istinto primigenio che prende il sopravvento su tutto ciò che vi è di razionale nella vita che conduco. Un istinto da cui mille altre indoli risorgono dal passato, ritraendo l’immagine di colei che torno ad essere. Con te e con il mondo.
Un istinto così forte da spezzare la realtà, da quando tu mi indicasti la via. Ma su quella stessa via non potevi portarmi oltre, il tuo ruolo nel mio destino si è così compiuto, e senza rimpianti osservo con te il nostro tempo sfumare adagio, fondendosi all’alba che sorge dietro un nuovo insperato orizzonte.
So che oltre quell’orizzonte, tu non ci sarai. Ma non vi sarà pena nella luce delle lacrime, poiché una parte del tuo spirito volerà con me ogni qualvolta aprirò le mie ali.

2013-04, Conan (6)

E. Edhilyen

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