Il Pianto del Vento

Bruma sulle lande calava lentamente
in lacrime sospese fra coltri evanescenti,
sì profondo un grido nasceva mestamente
nel misero cuor mio di petali cadenti.

Silente nella musica che permeava il vento
un gemito di pianto moriva senza suono,
il sol vibrar dell’alma fu l’unico lamento
udito fra le voci del mondo nel frastuono.

Cenere di neve fra le mie mani aperte
si scioglie scivolando sui palmi dell’inverno,
alcuna voce canta fra strade e vie deserte,
tacciono le fronde in un silenzio eterno.

Ombre ripiegate all’estinguersi dei giorni
sciolte scivolando fra vampe inesorabili,
su tele immortalate mille vie e mille ritorni
restano a dipingere speranze inarrivabili.

Cruda è la tormenta che piega il cielo grave,
si spegne il firmamento a tergo l’imbrunire,
e ad ogni aurora nasce un lume più soave
che danza nell’oblio, sul fosco divenire.

E. Oriel

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