Lettere Perdute

(Testo scritto nel Giugno 2013)

A te che permani,
nella polvere di un tempo che la pioggia lava via, come una musica dall’eco incessante che di continuo rimbalza nel cuore, ancor mi rivolgo.
Fluiscono lemmi, come fluisce il diluvio dinanzi ai miei occhi, scorrendo sul mondo che di nuovo si veste di verde, pur senza speranza, pur nel chiasso e nel pianto, nelle grida di rabbia.
Quanto è distante la nostra dimora, che s’erge bianca e solinga, sulla cima del monte dal dorso ricurvo, laggiù fra le piane ed i fiumi incoronati dai monti possenti, laggiù nei ricordi perduti la cui effige attraversa l’oblio. Distante, come la tua immagine e come la tua voce, eppur così vicina, come la tua essenza.
Piansi a suo tempo, quando mi persi in un mondo straniero, e lungi sentivo una parte di cuore chiamare un nome che non conoscevo, a cui rispondeva l’anima mia tendendosi ancora in cerca di te, di una via per trovarti, pensandoti oltre. Oltre al tramonto, oltre al tetto di stelle, oltre ogni tempo che forgiava gli anelli delle catene avvolgenti la vita.
E poi ti trovai, in un lembo dell’anima, sbocciata alla luce d’ogni cosa che fosti. Senso profondo con cui ti parlai, così come parla il vento alle frasche, con cui ti sentii, così come la gemma avverte il bacio del Sole.
E molti fra i tanti non seppero dire null’altro che niente, quando loro narrai d’un dialogo muto, le cui note vibravano sulle corde dell’anima nel dipingere sole le emozioni ispirate. Molti fra i tanti trattennero un riso, quando loro svelai di un’essenza segreta sepolta nel tempo, che leggiadra volava al di sopra di tutto, poiché folle giunse il vero a chi l’ascoltò pronunciarsi da anonime labbra.
Lungi tu sei, or che ti parlo, e ancora ti attendo attraverso i confini. Mirando la pioggia lambire le fronde, la brezza leggera sfiorarne i contorni, nella danza sì mesta del bosco che geme la musica acerba. Vedrei il tuo sorriso, ornato di stille, splendente e soave come il Sole al mattino sorgere lieto, fra le onde dorate dei capelli bagnati del pianto divino. Laggiù ti vedrei, sotto al velo di pioggia, come vita che sorge dalla vita del bosco, in perfetta armonia col respiro del mondo, come fiore di luce dischiuso sui deserti dell’ombra.
Ma sui sentieri calanti, volgenti al declino dei giorni, il passo mio incido sapendoti là, in un istante d’eterno, in un secolo chiuso in un solo secondo, a vegliar sugli intrecci del fato. Danza di tempo che si avvolge a se stesso, seco portando a riemergere lumi dalle ombre più tetre d’un remoto passato, fluttua intorno alla vita che si snoda su vie del ritorno mio a casa.
Esser con te, fra mille e più insidie, è il sol saperti esistere nel respiro dell’anima.

E. Oriel

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