Abissi

Nero è l’abisso sopra di noi, come la tela di un mondo a rovescio, denso di albe mancate e sciolte nell’ombra di sere voraci. Come ti ho vista, in un soffio di sogno, fra fumi di nebbia che pura ghermiva il manto del Sole? Vesti d’incanto, del pianto del cuore, di pioggia che libera muore sul fuoco ch’arde l’Autunno.

E. Oriel

Annunci

L’Ultimo Canto

Mesto riverbero trema su fumi d’umida nebbia,
lenti vapori a riempire il silenzio di pianto taciuto,
brina d’inverno su astanti spoglie di estati smarrite
di veli veste le chiome provate all’inchino del vento.

Non è svanito l’ultimo canto in echi persi nel vuoto,
rinfranti ai confini del nulla s’estendono i cori serali,
il pianto degli angeli in geremiadi corali intride la volta
d’eteree fiamme e scendono braci qual nevi al declino.

Cordoglio in spartiti d’estrema vita nell’ultima morte,
sovrastano l’arie che gemono gli echi del vero in oblio
e cadono stelle qual lacrime sciolte dagli occhi del cielo,
oscillano i mondi oltre ogni viaggio nel vivo universo.

E. Oriel

Iridescenza

Dietro la volta s’inarca splendore,
una finestra sui mari d’essenza
s’apre fregiata di stille d’onore
su vie d’emozioni in trasparenza.

Un solo raggio fra spasmi di pena,
tocco di pace fra tuoni e tumulti,
riverbera il suono di una falena
nel cuor della terra su verdi virgulti.

Resta una nota su gemme di fiori,
scintilla di musica di primavera,
e quando l’ombra divora gli albori
d’iridescenza si tinge la sera.

E. Oriel

Tetti Celesti

Tetti celesti accesi in inverno,
volti di luce d’empireo eterno,
vegliano miti l’albe pazienti
ch’umili attizzano fuochi fuggenti.

Scesero gli astri fra rami d’abete,
barlumi dell’onde su cui muovete,
ombre d’un evo che tardo schiude
sullo spartito ch’il buio illude.

Piange la Luna fra le sorelle,
cantano gli angeli lacrime e stelle,
geme la brezza su rive morenti,
umida tocca le brine fiorenti.

Tetti celesti accesi d’amore,
l’intero mondo in un sol cuore,
pulsa la vita che versa la vita
al battito d’una favilla smarrita.

E. Oriel

Nevi al Declino del Tempo

Un tocco di cristallo, di candido silenzio,
sugli occhi della terra chiusi nell’inverno,
carezzando il gemito di mille forme immote
qual trame a disegnare profili decadenti.

Cenere dal cielo sugli ultimi respiri,
a spegnere le fiamme di tumulti antichi,
accompagnando piano il pianto delle viole
che tingono la quiete di lacrime e spartiti.

Scende il firmamento su polveri di tempo,
velando le semenze di sogni ancor giacenti
in grembo a ghiacci arcaici d’annose nostalgie,
viene la pace bianca a coglierne le stille.

E sotto un velo fine, veste del nudo mondo,
l’autunno muore tardo fra petali di rose,
se cantano le voci quand’anche il cielo cala
su volte delle vie ch’ascendono all’immenso.

E. Oriel

L’Esistere Oltre

Un solo respiro fra i tiepidi raggi
lento ha danzato con deboli foglie,
lieve un bisbiglio di canto librato
in cuor all’autunno, e tutto risorge.

D’oro le fronde in mille frantumi,
tappeti di gemme su folti declivi,
piangono un canto di gioia bagnata
da lumi di lacrime d’empireo terso.

Muore la via fra fumi di bruma,
fiato che spira in seno alla terra,
pena che splende di mille fulgori
qual rosa di fiamme sull’adamante.

Resta irretito un battito perso,
d’un cuore ch’anela la tela del vero,
ad effigiare scintilla perpetua
spenta nel vuoto sì colmo d’eterno.

E. Oriel

Quando V’ero

Quando v’ero, a tinger di luce la tela di stelle,
quanto vero era il lume nei tuoi occhi sì acceso
narrante parole che mai presero suono,
là dove il tempo s’apriva e appassiva in un battito eterno.

Misero il cielo di gocce trapunto,
in iridi immense qual lacrima in mare,
perduto in profondi fondali di pace
giacente in incanto, sull’onde di canto.

O come fioriva lo spirto silvano
nell’etere invaso di muta armonia,
e il cuor tuo che sempre pulsava in mio seno,
linfa di vita e perpetua visione.

Prona, fra venti di luce ch’accesero l’ombre,
in ambra racchiusa la nostra passione,
cristallo che splende oltre i raggi del tempo,
ardore dell’anime nel canto dei mondi.

Quando v’ero, nell’aria rinfranta sull’onde d’essenza,
quanto vero il sussulto di un lieve tremore,
a sorger gentile qual dolce riflesso
d’un tuono che vibra su brina di sogno.

E. Oriel

La Caduta delle Stelle

Nell’universo un velo aperto alle comete,
sfregi di splendore nel buio dei primordi,
può un canto liberarsi sull’armonie segrete
d’un’anima che trema sull’acqua dei ricordi.

Se è caduto il cielo sul tempo rovesciato,
se nasce Sol dal ventre degl’estremi fuochi,
può l’alba incoronare il buio decantato
e il giorno folgorare quei bagliori fiochi?

Quanta luce ha pianto il quieto firmamento
nelle infinite notti a illuminar la veglia,
perché sia infine eterno in un singolo momento
il sorgere del giorno che l’universo sveglia.

Ancora imperituro si libra un desiderio,
sfuggito a un cuor d’infante sulla pietrosa via,
non venne un grido spento dal vento che sì serio
spazzò il passato estinto in amena nostalgia.

E. Oriel

Musica Silente

Può riposare un’eco su un’onda di memoria,
un battito di cuore in una sillaba di storia,
e perdersi una lacrima qual gemma di diamante
a incastonare il cielo negli occhi d’un amante.

Lasciate le mie iridi annegare fra le stelle,
di notte cade un canto danzato dalle ancelle
di tale pianto antico e fulgide potenze,
fra reti delle voci che destano le essenze.

Intrise mille nuvole d’una sì vasta ombra,
tenebra pulsante che il firmamento ingombra,
rovesciano la grandine sui fiori tormentati
dal tragico cordoglio dei venti celebrati.

Lasciate le mie labbra chiuse senza verbo,
in un sì crudo tempo soltanto in cuore serbo
il lume d’ogni sogno ch’indugia all’imbrunire,
culla d’un amore che solo il ciel può dire.

E. Oriel

Stelle in Fiore

Quando il grigiore del vespro saliva a rilento,
fra i cori echeggianti del bosco a riposo,
battiti sordi di vita che ascende pulsavano in cuore,
silenti nascendo nell’anima in volo.

Echi di resti di bruma che muore in limpida sera,
vaghe le vesti di nebbie appassite in seno alle valli
sfumavano adagio oltre il vasto silenzio,
muti richiami di speme che danza a tergo l’oblio.

Cantava la voce di libero spirto su rive notturne,
oh cuore mio in ode innalza le luci di tal amor mio,
le ombre ferendo qual spade di stelle in fiore,
candido fuoco nell’alba che piange il nuovo mattino.

Quanto ancor potrà sciogliere il nero in radianza,
tal canto che tace dietro le reti d’immobili frasche?
Avverti vibrare, amor mio perduto,
un fiato che scivola a dire che t’ho rinvenuto.

E. Oriel

Le Odi delle Arie

Dialogava il vento con le fronde prone,
oscuro il cielo torvo sul candor dei fiori
magnifico intonava un canto di potenza,
correnti delle arie mosse in echi d’odi.

Il cuore mio scandiva il tempo d’armonia,
quando pulsava gioia nel pianto della vita,
disio mio primario batteva di passione
sull’infinita volta al di là degli orizzonti.

Caduta fra le nubi la Luna ha incoronato
di mistico barlume il cielo dirompente,
nei giorni di tempesta quieta ha riposato
fra cerchie della Terra piegate ai cori gravi.

Qual vento può cantare l’amore mio sublime,
qual vento può imitare un sì prodigo respiro?
Venni da mille notti a cogliere le stelle
qual petali dischiusi fra i rami delle ombre.

Qual neve può effigiare il candido mio cuore,
qual neve può cadere con sì gentile forza?
Venni da mille ghiacci in cerca di scintille
racchiuse nei cristalli di spente primavere.

Qual notte può serbare la luce del mio pianto,
qual notte può incendiare d’astri il buio eterno?
Piango fra rive brulle la linfa di ogni sogno,
pioggia rinascente fra le crepe della morte.

Qual albero può dire di un tempo che risorge,
qual fiore può appassire prima del nuovo Sole?
Vago fra nude frasche nella svanente sera,
fra autunni e inverni accesi agl’ultimi bagliori.

E. Oriel

La Danza della Luna

Veloci le nuvole sulla tela d’azzurro
veleggiavano tinte di ombre e di luci,
una scaglia di Luna supina nel giorno
riposava a tergo le maestose coltri.

Venne ai miei occhi arcana visione
quando la Luna prese a danzare,
toccai con le dita un lembo di cielo
ed essa sfuggì via dai miei palmi.

Muoveva veloce nel chiaro meriggio,
ora impigliata fra nubi moventi
ed ora nuda nel vuoto cobalto,
retto il tragitto volgeva a ponente.

A lungo danzò dentro i miei occhi,
fuggendo fra i venti qual ala in volo,
sinché fra le nubi scomparve il mistero
d’un moto ch’accese il cuore d’incanto.

E. Oriel

Giardini d’Autunno

Ove ebbe inizio il nostro cammino,
fra i viali d’autunno accesi di vampe,
il cuore mio all’anima tua sì vicino
pronto a scalare del cielo le rampe.

Dormiente era ancor ogni sogno segreto
nell’andito fondo dell’esser mio arcano,
intorno a noi inerte cresceva il roveto
fra i cui rami spogli danzare era vano.

Colsi in cuor tuo di disio i germogli
astanti e socchiusi all’alba di speme,
s’aprirono in me i fiori che cogli
su rive d’un tempo che timido freme.

Giardini sbocciati come lidi di Maggio
nei giorni svaniti fra fronde appassite,
il Sole ha dipinto con ogni suo raggio
le vie che percorro su terre imbrunite.

I sogni tuoi vibrano qual petali al vento
or che ogni gemma ne intona armonia,
nel cuore mio offerto al canto che sento
tremar fra le arie con te in ogni via.

E. Oriel

Il Pianto del Vento

Bruma sulle lande calava lentamente
in lacrime sospese fra coltri evanescenti,
sì profondo un grido nasceva mestamente
nel misero cuor mio di petali cadenti.

Silente nella musica che permeava il vento
un gemito di pianto moriva senza suono,
il sol vibrar dell’alma fu l’unico lamento
udito fra le voci del mondo nel frastuono.

Cenere di neve fra le mie mani aperte
si scioglie scivolando sui palmi dell’inverno,
alcuna voce canta fra strade e vie deserte,
tacciono le fronde in un silenzio eterno.

Ombre ripiegate all’estinguersi dei giorni
sciolte scivolando fra vampe inesorabili,
su tele immortalate mille vie e mille ritorni
restano a dipingere speranze inarrivabili.

Cruda è la tormenta che piega il cielo grave,
si spegne il firmamento a tergo l’imbrunire,
e ad ogni aurora nasce un lume più soave
che danza nell’oblio, sul fosco divenire.

E. Oriel

Luna Vegliante

Fra intrecci di fronde la Luna è impigliata,
soave, sublime, al cielo è inchinata.
Pallido lume che il mondo sbiadisce,
fra le mie dita ogni ombra appassisce.

Mirando il suo volto sì candido e puro
volgo il pensiero ad un tempo venturo,
radiante Luna fra i fiori degli astri
sia tu corona sui sogni dei mastri.

Quel candido specchio di Sole eclissato
che sopra il tuo capo è ancora sbocciato,
ricorda alla mente che è solo una danza
di un cielo che unisce la nostra speranza.

Vaghiamo raminghi agli occhi d’un cielo
che copre il destino come immenso velo,
speme ed onore porta al pensiero
che la stessa Luna mirasti tu invero.

D’onde venisti quand’ alzasti lo sguardo,
al muto richiamo d’un bagliore maliardo?
Nel volto suo cogli la mia nostalgia,
sfiorante memorie, lontana armonia?

Disiosa di imprimere musica muta
su occulti spartiti di notte perduta,
affido all’empireo ogni sogno e volere
perché da lì possan in cuor tuo cadere.

E. Oriel

Il Segreto dei Fiori

Petali bianchi nell’aria caduti,
mille ali disperse su onde di vento,
a scivolare in un ultimo volo,
nell’ultima danza d’un soffio solingo.

E scesero piano, come neve nel Sole,
sui soffici viali ammantati di verde,
erba e corolle ad ornare i sentieri
in un canto silente, in cori d’estate.

Luce ha brillato in stilla di pianto,
al forte soffiare di venti d’amore,
lumi sbocciati in tenebra densa,
rose di sogni fra ceneri e braci.

Chiesi alle fronde esplose di fiori
onde venne la forza in sì lieta grazia,
di pallido rosa corolle ridenti
vestivano ancora la muta speranza.

Su sfondo di cielo, blu come la pace,
si aprivano vergini al caldo richiamo,
e dissero infine, offerte all’inverno,
d’esser soltanto per amor di beltà.

Ma assai profonde radici possenti
in cuor alla terra scendevano gravi,
di occulto vigore incolume ai ghiacci
sol esili petali ne furono effige.

E. Oriel

I Cieli Rovesciati

I cieli rovesciati sulle città di pietra,
l’abisso sollevato fra le deserte vie.
Folgori dell’empireo accesi come fiamme,
caddero fra i rombi d’una scuotente voce.

Tamburi sopra il mondo, nel cuore suo tremante,
docile la terra si è aperta in mille crepe,
crollarono le torri come sabbia fra tifoni,
macerie del passato tra fiumi tumultuosi.

Terribile era il canto furioso dell’oceano,
magnifiche le onde ad abbracciar la fine,
candida la spuma come orlo sulle mura
levate in seno al mare, più alte d’ogni picco.

Si riversò ogni cielo piegato fra le stelle,
fiumi a trascinare i resti dei millenni,
antica era la tenebra disciolta nel diluvio,
ceneri smarrite d’estremi fuochi spenti.

Canti di burrasca echeggiarono potenti,
le nuvole addensate, i tuoni crepitanti,
i venti turbinanti a spazzar via le polveri
di aride visioni, per amore realtà estinte.

Abbacinante luce s’elevò nel firmamento,
danzavano i suoi raggi in cuor alla tormenta
e s’irradiò l’oceano or placido e pacifico,
a riposar sul suolo laddove nulla resta.

Scintille fra le nubi dissolte come fumi,
cortina di faville gentile piovve in canto,
a carezzar la terra or nuda come nata,
sull’orlo della fine, sull’orlo dell’aurora.

Più limpide le stelle sgargiarono nel buio,
finché s’aprì la volta a fulgida radianza
e il giorno venne in musica, cori dell’empireo,
fra le rovine inermi già s’era schiuso un fiore.

E. Oriel

Trillo di Sogno

In cieli di sangue il vento ti canta,
terso l’empireo d’oro s’ammanta,
rima il suono del nome tuo amato
con trillo di sogno nato insperato.

Dipingo miraggi nell’aria che inspiro,
dipingo l’essenza nel mondo che miro,
ai piedi d’un pino che presta le frasche
all’aria che intona misteri e burrasche.

Puro amaranto sia sfondo di pace,
aura che accende del cielo la brace,
su noi che miriamo il caldo bagliore
aprir nella morte una crepa d’amore.

Sola visione esistente e sognata,
effige mai sorta e mai declinata,
svanisci in un battito d’umide ciglia,
eterna in un battito di meraviglia.

E. Oriel

Eterni

Piume d’argento a spegnere il Sole
in un battito di volo, tocco sui venti,
ali a navigare fra le nubi e fra le stelle
con te che veleggiavi sul canto delle arie.

Leggeri ci librammo dalla bianca sponda,
dalla cuspide estrema che dava sul mondo,
prima dell’ultima sera, dopo albe inestimabili
fiorite sulla vita, dal giorno dei natali antichi.

E fu un eterno giorno, lungo canto ininterrotto,
spento in un sol volo al lume d’astri limpidi,
poiché la notte è scesa, e nella notte intono
eco di memoria, favilla tra le vampe d’amor imperituro.

Fugge libero il mio sogno, lassù sull’ermo colle
di un mondo arso e solo, apro cuore e braccia
al fiato del meriggio, ombra d’ali sfiora il cuore
quando scivolo nel vuoto, parabola che ascende su muta fantasia.

Lì sono ancor con te, nella danza di correnti,
leggiadra la potenza di un vortice che sale
nella musica del cielo, poiché è l’anima mia
sorta da scintilla del fuoco tuo ancestrale.

T’amo e ti dipingo nell’aria che mi attornia,
nell’acqua che in me sgorga, ti canto nell’immenso
con muta e persa voce, ti porto come incanto
puro e immacolato del mondo mio obliato.

Ed infinite Lune fra noi son nate e estinte,
Soli innumerevoli sorti e morti nell’eterno,
in una sola goccia di tempo che racchiude
ogni nostro fiato memore di noi.

Tuo, il cuore mio ti narra in ogni nuova aurora,
quand’anche nulla resta ad essere di te,
nel fondo dell’oblio d’ogni cosa ch’è passata,
nella nebbia densa d’ogni cosa che sarà.

Quante Lune ancora sulla nostra via,
quante sere ancora a divorare i giorni?
Quante luci alzate nell’alto della volta,
smorzate fra le ombre dell’estremo vespro?

Eterni, sire delle meraviglie e splendore delle arie,
a voi rivolgo un’ode che silenziosa giace
fra i deserti del mio tempo, sussurro fra tempeste,
voce flebile d’amore fra le grida del silenzio.

E. Oriel

Custode dell’Anima

Soffio di canto lambisce il mio cuore,
eco di pianto svanisce in tremore,
dentro l’immenso si spegne ogni fiato
ed ogni mio senso par annebbiato.

Solo una voce rimane a intonare
l’eterna tua foce d’amor da onorare,
sia ogni favilla di lacrima persa
viva scintilla in cuor tuo riversa.

Muore ogni verbo ai confini del dire,
passione serbo in via di morire
per te che porti il cuor mio nel petto,
tempi risorti che ancor prometto.

Libera fugge l’anima mia,
mesta si strugge, dell’alba è la via.
Piange la pioggia su pietre silenti
e lenta poggia miei mille tormenti

lì in alma tua, qual nave sul mare,
può sulla prua lasciarsi cullare?
Desto ogni sogno or quieto tace
oltr’ ogni bisogno su lidi di pace.

E. Oriel

Gemme d’Inverno

Deste le gemme fra maglie di ghiaccio,
cristalli di lacrime su petali accesi,
corolle di speme sbocciate in rovina
splendono in cuore del buio senz’alba.

Narrò la quercia d’arcaica speranza,
nel sonno perpetuo di sogni appassiti
dell’anima sua che dorme sui moti
d’un tempo ricolmo d’eteree illusioni.

Cantò la foresta levantesi in coro
d’un Sole fiorito in seno all’Inverno,
narrò la Terra d’attesa struggente
in fiati di un canto di vita morente.

E venne la neve a intonare il silenzio,
un velo di note sui sogni segreti,
pianto di luce che suona le fronde,
arpe degli angeli in eterno tremore.

E. Oriel

Rugiada sui Sogni

Un velo di rugiada sui sogni di mattina
sfavilla come astri spenti in grembo all’alba,
svanisce l’eco mesta di fievoli visioni
nel buio che ripiega nella notte estinta.

Un debole riflesso s’una stilla tremolante
mi narra di una luce che senza nome danza,
sfiorando rive mute ove il mare più non canta
del cuore mio che piange perpetua litania.

Lo sguardo mio non vede la tela in trasparenza
su cui si tinge il mondo dinanzi agli occhi accesi
del fuoco che sussulta fra i venti di tempesta,
tra le burrasche nere e piogge di scintille.

Fertile è una lacrima bevuta dalle ceneri
di appassite lande ai sospiri della morte,
ma resta ogni visione sopita in seno al buio
sinché ogni sogno brilla s’un velo di rugiada.

E. Oriel

Scintilla d’Oceano

Dove porta il torrente dal pianto perpetuo,
soffuso da un mistico velo di bruma,
che scivola lesto sull’orlo di un mondo
cantante le voci dell’estremo lamento?

Dove porta il pensiero che cade segreto
in lacrime lente bevute dal suolo ferito,
fra i sassi macchiati di morte e di tempo
qui dove giaccio al suon del silenzio?

Lo hanno ascoltato le fronde assopite,
lo hanno cantato in struggenti bisbigli,
e lamine d’oro son piano piovute,
fiamme smorzate nei flutti d’argento.

Sia che le acque lo possan ghermire,
ch’accolgano in sé la luce dell’alma,
umile stilla versata in tuo onore
disciolta nei gelidi flussi fuggenti.

Si fonda nel seno del mare movente,
sia goccia dispersa nell’immensità,
sia la mia essenza in eterna scintilla
ornante l’oceano nei tuoi occhi riverso.

E. Oriel

Venti di Vespro

S’infiamma il meriggio su cime autunnali
e il fuoco divampa dal cielo alla fronda,
s’elevan in cuor geremiadi corali
ch’accendon nell’animo pace profonda.

Venti di vespro a destar l’alma mia
come fiato su fiamma che trema ed avvampa,
vien la morenza che indora ogni via
a portar il risveglio, e un trillo divampa.

Il cielo s’inchina ad un Sole calante
che piano digrada s’un letto silente,
struggente visione d’un mondo vibrante
degli echi segreti d’un canto nascente.

Fui per mirare il declino dei giorni
quand’anche la sera sfiorò la mia mano,
fui lungo la strada dei mille ritorni
ma l’ultimo addio mai più venne invano.

E. Oriel

Luce del mio Pianto

Risuona l’eco muta come brivido nel cuore
e l’anima s’accende d’un fuoco tremolante
sfiorandoti da lungi come l’alba su d’un fiore,
amando nel silenzio l’alma tua smagliante.

Luce del mio pianto, cogli dai miei occhi
le lacrime che intridono la grigia terra arsa
e colma la tua sete con i segreti tocchi
della rugiada mia, sopra i tuoi prati sparsa.

Sbiadiscono i tramonti nel grembo della sera
ed ogni cosa tace ad un canto in lontananza
che dona a te la voce, nei secoli più vera,
all’ombre riecheggianti d’una remota danza.

Mirando gli astri chiari sorridere sul mondo
affido al firmamento i sogni miei inviolati,
possa tu smarrirti nel cielo più profondo
cogliendo fra le dita i lor petali volati.

E. Oriel

All’Eterno

Sottofondo d’armonia alle ore di silenzio,
odo la tua voce in sospiri di segreti
svelanti in un sussurro alle frementi fronde
quel tocco inenarrabile che mi lambisce il cuore.

Malia delle correnti dei cieli fiammeggianti
e dei ruggenti mari sull’orlo della Terra,
ascolterò il tuo canto invadere l’immenso
perché sia l’universo racchiuso in seno a me.

Ti sento crepitare come il primo Sol nascente
in grembo al cielo vergine che partorì la vita,
ti sento trasportare l’aroma dei millenni
di cui la Terra beve l’ininterrotto pianto.

Resto immota e immemore dinanzi al tuo mistero
che scivola nascosto al di sopra di ogni coro,
ne odo il bisbigliare attraverso il grande caos
ch’accompagna il mondo nell’indistinta danza.

Carezzo nei pensieri la verità che porti
e sento dentro il cuore germogliar la speme
dei semi che hai lasciato in uno svelto soffio
ch’è nato con il tutto, e morto con il nulla.

E. Oriel

Danza sul Moto dei Tempi

Sbocciavano stelle di un tempo perduto

quand’anche gli uccelli zittivano i cori,

cadeva la sera in tersi silenzi

in mille estati di lucciole accese.

Vestivo di fiori che non temono inverni

danzando al bisbiglio dell’erba tremante,

al brivido lesto dell’arpa sua bella,

a gocce di suono tessenti visioni.

Nuda corolla su landa ondeggiante,

movente al suo canto dagli astri rapito,

resta quell’ombra di danza perduta

a scivolar muta sul moto dei tempi.

 

E. Edhilyen

Cornice di Maggio

Lucenti foglie all’alba tremano,
sull’auree soglie dei prati svelano
segreti cori disciolti al vento
portante ai cuori gentil turbamento.

Gioielli ardenti fra verdi onde
ad ornamenti di floride fronde
rubando al cielo le luci arzille
tessono un velo di pallide stille.

Là miserevole appare ogni assillo,
in ampia e flebile cornice d’idillio.
Là l’universo invade ogni senso
e in un sol verso io piango l’immenso.

E. Edhilyen

La Memoria delle Cascate

Cascate blu stornellavano in coro,
nell’aria ombrosa di valli profonde
riecheggiava la voce dell’arpa d’oro
rapita dall’acque in flutti ed in onde.

Antico pensiero intrecciandosi in note
di spuma venate affondò tremolando,
e in seno ancor scivola a rapide ignote
come eco bagnato in eterno evocando.

Nell’alma ode il dolce ed etereo lamento
chi indugia mirando l’abisso silvano
il canto librato dall’acqua in fermento.

O valle che in cuor le mie note hai serbato,
se i giorni che fuor son nel vespero spenti
narrar ancor possa tu chi se ne è andato.

E. Oriel

L’Eremita

Immobile attendi, sulla rupe agreste,
ove il vento risveglia i sussurri d’abeti
e all’eremo intona il lamento silvestre,
fra i sentieri intessuti da passi segreti.

Spirto eremita, il tempo si è spento,
sei morto nascendo s’un letto dorato
e nato lasciandone il gran giovamento,
or splendi di vita: il bosco t’ha amato.

Vortica il mondo nella corsa all’avere,
giungono gli echi di genti in battaglia
al cuor tuo che serba il sol vero potere.

Celato è il disegno che in animo tieni,
ma aneli nel fato di lasciarne l’impronta
sulle vie di chi torna da dove tu vieni.

E. Oriel

Arcobaleno Lunare

Vibrano corde fra i petali bianchi,
accesi di luce veglianti dai cieli,
astri sbocciati nel buio ancestrale
a tinger di luce il ponte notturno.
S’eresse leggiadro fra i timidi lumi,
rubando alla Luna il pallido albore
per vestir di colore le lacrime aeree
con cui s’elevava l’astratto complesso.
Sbiadite le tinte dal tenue biancore
macchiavano il nero di toni stranieri,
sopra gli sguardi da cui lesto è svanito
qual eco di fiaba che sfiora la terra,
tracciando una via di sospiri dissolti
al cui spegnersi adagio s’accesero i sogni.

E. Oriel

Arcobaleno Lunare

Mosaici

Mosaici sibilanti sopra la mia testa,
giochi rilucenti di riflessi lusinganti,
su lamine infuocate che incendiano le valli.
Luci che si inseguono fra gli spasmi delle frasche,
dal vento scosse forte come fiamme alla tempesta,
ombre che si intrecciano nell’eterna frenesia.
Voci che si uniscono in discordanti suoni,
sfuggenti melodie germogliano dal caos,
corolle d’armonia sbocciate nel frastuono.

E. Edhilyen

La Rugiada dei Tuoi Occhi

Gemme di cielo, mari di sogni,
notturno cobalto di fiori sbocciato
fra stelle appassite dai petali chiari
che danzan cadendo nel buio danzando.
Dona la notte il pianto silvestre
che veste le lande tessendo faville
sicché nei tuoi occhi nascevano gli astri
come cieli baciati da brina di stelle,
nel cui arcano velo l’alma mia ho posto
intrecciando gli spaghi di fibra lucente,
perché sia il cuor mio cristallo di cielo
e l’anima pianta in lacrime d’ambra.
Luce permane qual eco rinfranto
lungi brillando fra nebbie di vespro
eppur l’alba indugia in una singola stilla
che adorna il riflesso increspato dal tempo,
come immagine prona sui moti del mare
di cui gli occhi tuoi portavan la veste,
cieli ridenti,
adorni di tersa rugiada di vita.

E. Edhilyen

I Moti del Tempo

Flutto d’indaco argentino ornato
che sul sinuoso specchio danza
bagna il tempo antico e vivo
che come mare canta e oscilla.
Sul cielo rovesciato immagini riflesse
indugiano vibranti dal semprevivo moto
al mutar delle maree negli sbiaditi cicli,
al sorgere e morire di epoche scordate.
Reflusso che ritorna nei meandri bui
ove falle d’incoscienza smorzano i ricordi,
favilla delle acque che abbracciano la genesi
d’ogni cosa che ora muove,
ed ogni cosa che ora è.

E. Edhilyen

L’Acero Nudo

“…le foglie sue vermiglie son scivolate via, 

su lastrico frusciando il lamento d’un addio

al grigio baluardo che ha donato le sue ali…”

Questa composizione è stata pubblicata sulla nuova rivista letteraria “The Circle Review”, dove potrete trovare la poesia completa, scaricabile gratuitamente qui.

Tramonto al Brengo (1)

La Veglia del Silenzio

L’eloquenza del silenzio,
nel discorrere con te,
tacita è l’essenza
che sì profonda muove,
risuona negli anfratti
d’un sogno in cui riaffiori,
come rosa che si schiude
sul grembo delle nevi.
Un’eco ammutolita
dalle nebbie più remote
risorge sussurrando
fra le brume dei ricordi,
quando lieve il ciel sospira
svelando alla mia vista
la purezza più sgargiante,
verità più sfavillante,
il nitido candore
d’un sempreverde amore.

Lo sai che ti ho parlato,
eppur io sono il vento,
son solo una carezza
che spira a tergo ai sogni.
Son solo l’aria mossa
da un petalo caduto,
son solo il soffio antico
di ali sempre in volo,
son luce incastonata
su tele di rugiada
ornanti il tuo riposo.

E. Edhilyen

Gemma Silvestre (na Anarsil Esfirya)

Dedicata al mio giovane cavallo, in memoria di un inizio.

Tu, selvaggia fra le gemme del mio spirto liberate
dal tocco dell’Inverno che le vestì di ghiaccio,
bagnato dalle stille che cadono in silenzio
sbocciavi sulla via che il cuore mio imboccava,
fiorendo sì silvestre nell’anima mia nuda,
germoglio di speranza che fioriva nella neve.
Oltre gli orizzonti di cui non scorgo fine
rimiro la radianza d’un’alba che riposa
indugiando fra le cime che svettano possenti,
le cui ombre dirompenti l’alma mia scalava.
Sulla rete di sentieri sfocianti dalla via,
risposi a un sordo eco che solerte m’invocava,
e fu deviando il passo d’un solo tocco d’ali
che incorniciai il tuo sguardo nell’aula del mio cuore.
Così che già ti chiesi, nel primordiale istante,
se fosse desiderio del giovane tuo spirto
d’accoglier la mia essenza nel tuo essere diverso,
così che possa io disciogliere i timori
e luce seminare sulle ombre che ora ignori,
così che possa tu per un tratto accompagnarmi
alla volta dell’aurora che ascende a tergo il tempo.
Corolla mia silvana, sii fiore rubicondo sulle rupestri vie
e sia l’essenza intrisa in lacrima di ghiaccio,
come scrigno di cristallo che custodisce il fato,
in memoria imperitura del nostro primo passo.

Anarsil nella Neve (Dicembre 2012) (3)

E. Edhilyen

Polvere sul Tempo

La tua casa è ancora qui,
al di là dell’universo,
sospesa fra gli intrecci
delle fronde antiche e ombrose
che tessono il mio cuore,
nell’abbraccio delle frasche
nodose e sussurranti
che raccontano nei secoli
i segreti del silenzio.
La tua casa è nei ricordi,
ove indugiano i tramonti
a ridosso dell’oblio,
ove il tempo è condensato
in una goccia di rugiada
che si appoggia sull’eterno
come gemma d’ambra pura,
a custodir la luce
perpetua ed inviolata
di ciò che ancora attende
all’ombra del presente.
La tua casa è nei miei occhi,
quando l’anima carezza
il legno impolverato,
udendo i passi sordi
scandire il tuo passato
echeggiando nelle stanze
intrise di silenzio,
ove scivola il ricordo
lieto e speranzoso
immerso nel bagliore
di questa lunga attesa.
La tua casa è ancora qui,
affacciata sull’aurora,
ove un uscio semichiuso
accoglie un raggio d’oro,
che irradia il mio sorriso
mentre lodo con un canto
l’armonia e la meraviglia
del saperti ritrovare
sulla via del sol calante.

E. Edhilyen

Pensieri di Valli senza Segreti

Nel grembo di valli a lungo solcate,
indugia lo sguardo su chiome oscillanti,
sfiorate dal vento come petali d’ali
uniti in boccioli d’estate,
fasci di gemme gementi
che all’aria rivelano il mistico canto.
Scende il meriggio smorzandosi adagio,
dove le vette lontane e bluastre
spengono infine i cieli indorati,
fiamme ghermite dal nudo cobalto
che avanza spandendo l’ombra d’empireo.
Ma niente è l’immenso riflesso negli occhi
se lungi da me il tuo spirto rimane,
e l’infinito nulla diviene
se non una goccia dispersa nel mare,
quando non può specchiarsi ed ampliarsi
nel cuor tuo che batte ad un soffio di fiato.
Che n’è della pace e del vasto splendore,
laddove si perde in due iridi sole
invase da antica cortina di pianto,
rivoli infranti su arcano sorriso
che sorge a ridosso di verde speranza,
muta passione di spirto perduto
per strade straniere ed arida terra?
Ho attraversato le onde dei monti
e ti ho cercato al di là della sera,
ho dato voce ad un canto silvano
e ti ho trovato in eterea armonia,
ove l’anima giace in cuor tuo custodita,
germoglio d’essenza che piano si schiude all’amore.
E tutto è rimasto eppur nulla rimane,
qui dove il vento narra le storie di lacrime e risa,
qui dove gli alberi ascoltano ancora i silenzi dei prati,
qui dove vago in attesa di te,
fra i pensieri di valli senza segreti.

E. Edhilyen

Echi Danzanti

Danzandoti,
fiamma di arcana visione,
madre di ceneri sparse nel fiato ch’oscilla spirando passione,
cullando le tele intessute di brina che vestono gli archi
dai rami ritorti,
soffitto di echi scalfiti sul tempo,
riflessi ghermienti la via dei miei passi,
fila d’eterea rugiada a riposo sull’aura del tempo.
Danzandoti,
fuoco di eterno imbrunire,
fonte di braci restanti a brillare nelle tormente
di lacrime mute,
anfratto di tenebra a lungo solingo
ove giace un bocciolo che s’apre alle soglie d’Inverno,
ove neve riveste le lande ed il ghiaccio morde la pietra,
gioiello di gelo che ruba il bagliore
d’un lume che muore a ridosso dell’alba.
Danzandoti,
ombra elusiva che muove in sussurri,
dentro allo sguardo che avvampa nei cieli
in coltri di stelle nascenti,
novizie sorelle che ridono piano oltre al nero,
laddove le voci degli astri e dei soli
si fondono in cuor d’assordanti silenzi.

E.Edhilyen

Il Destriero del Sogno Silente

Volante sui flutti increspati di verde speranza
dell’erba che adagio muoveva al sospiro del vento d’estate,
di limpido azzurro tinto nell’aere come schizzo di canto tracciato,
inchiostro invisibile che tingeva la tela del nulla infinito
segnando il profilo selvaggio della via che solcavi librando.
Alzavi alle stelle celate dal giorno il richiamo squillante,
come aquila nera sui prati volavi sfiorando la terra rombante,
potente carezza di zoccoli grigi dal tocco di battito d’ali
filava leggiadra sfidando il declivio e l’impervia terra ferita.
Udivo la voce tua altisonante echeggiare nell’ampio cobalto,
miravo le volte sfuggenti disegnarsi in un’ombra di tratto,
visibilio d’oscuro mistero dalle sembianze di nero destriero.
Seguivi la via dei miei passi ostentando la forte eleganza,
tracciavi nell’anima mia le note di mistica e vaga utopia,
varcando le porte di brame primarie involte da trame di tempo.
Ombra che scivoli innanzi ai miei occhi in danza ancestrale,
sii moto perpetuo e forza d’abbaglio che infrange il reale,
il cuore mio invoca il tuo nome illusorio e risponde al tuo eco,
nulla è l’attesa del tempo scandito da un singolo fiato di sogno.

Eterea illusione d’ebano arcana, in veglia d’attesa, ti vesto del nome più bello.

E. Edhilyen

Ode di Primavera

Risuonano i cori dispersi negli echi infranti nel grembo di verdi valli,
ove le danze di Primavera tingono l’aere d’ali tremanti.
D’onde venisti rondine allegra graffiando l’azzurro in volo sfuggente,
portando l’ode d’esotiche lande la cui distanza in un battito solchi?
L’anima vibra al richiamo dell’aura che lieve sospira fra fronde destanti,
pervase da gemme di speme risorta nel nuovo ciclo che muove la terra,
da semi d’amore in Inverno dispersi si aprono i petali dei cuori incerti.
Pulsa lo spirto nel petto in cui batte la fede immortale che si fa brezza,
respiro di vita a cui l’anima attinge come la fauna alla madre flora.
Danza farfalla alla musica eterna che il chiasso riveste d’un velo di pace,
odi la voce di questo lamento che lento si fonde nei cori del vento.
Lascia che segua il tuo volo fra i prati in un’infinita scintilla di vita,
e l’anima mia come cenere vola fra le correnti del cielo che muta.

E. Edhilyen

Gemme nel Silenzio

Trema la luna nell’acque agitate, nell’ode remota di un gemito infranto,
fra voci taciute e muti lamenti di cuori narranti in un fiato soltanto.
Danza speranza disciolta in scintille che svelano timide il loro candore,
su coltri di tenebra tessendo silenti la tela funesta d’un nuovo bagliore.
Nell’umida terra di lacrime intrisa, catturano gli alberi gli echi dispersi
di canti perduti nel grembo del tempo e in spiriti estranei infine riemersi.
S’ode il fragore d’un fiore che sboccia, vibra nel cielo come rombo di tuono,
nei prati vestiti di brina ed astanti a sentire del vento solo il gelido suono.

E. Edhilyen

Il Sussurro della Neve

Candida cenere costella l’etereo,
bianco indistinto di bruma e di neve,
lento il passo incide le pagine di terre straniere,
vergini e mute,
fra immobili frasche che suonano piano
come arpe vibranti
al tocco gentile di neve che cade
nell’aura danzando.
Cosa tu vai narrando,
Robinia svestita che piangi un lamento?
Cosa i tuoi rami vanno ascoltando
nell’aria che intona un gemito antico?
Cancella oh neve le orme mie effimere,
poiché il mio passaggio resti invisibile
agli occhi di chi vaga errando
nella nebbia del tempo che pervade l’eterno.
Porta l’anima lungi, destriero dal libero spirto,
scivolando nel bianco sì adagio
nel silenzio che tace la terra.
Muto si fa il vento silvano,
pigro portando l’essenza d’Inverno,
mormorando memorie di lidi remoti
che più non carezza,
ricordo ancestrale che scivola dentro
al cuor mio imperituro
come stille di neve che piangono lievi,
disciolte in bagliore di pianto.

E. Edhilyen

In Fede all’Aurora

Scivola la bruma sui prati sopiti, nel sonno eterno indugiano le frasche,
condensa la brina su petali dormienti che pulsano al ritmo di un cuore antico.
Timida sboccia una bianca corolla, nel petto mio invaso di nebbia e di sole,
ove l’oro si fonde al candore d’Inverno e il torpore dell’alba veste i ghiacci di luce.
La brezza si leva intorno alle valli, geme in un’eco nel grembo dei colli,
lungi s’insinua un canto nel vento che porta il bagliore d’aurora che sfuma.
Cade una stilla dal mio esile stelo, in fede al mattino che ascende in silenzio,
alle spalle dei monti d’oriente si destano gli alberi spenti che gemono un pianto.
Si schiudono i petali come una stella, custodi di un’anima protetta da un fiore,
nel muto risveglio nel prato deserto, al vento che sferza, al vento che sfiora.

E. Edhilyen

Stille di Speranza

Grazie all’empireo per essere immortale, intoccabile dall’ombra dei secoli, vergine e puro nell’universo inoltrato. 
Immutabili, gli astri incorniciano il mondo in una cortina d’antichi lumi, bagliore dell’eternità, scintille d’infinito, gemme incastonate nel diadema dell’orizzonte, a vegliare sul tempo che spinge il pianeta a danzare al canto perpetuo d’ignota esistenza.
Grazie alla Terra e ai cieli più tersi, alle corolle e alle stille d’argento che vestono i prati, all’ombra del vento che scivola a valle, al barlume del giorno sciolto nella foschia, al volo del nibbio che graffia l’azzurro, per riflettersi limpidi negli occhi di chi si ferma a guardare, sublimi, occhi di chi ne onora la gloria e ne ama l’essenza, occhi di chi sa ancora sperare.

E. Edhilyen

Il Segreto del Salice

Mormora il salice un segreto remoto
fievole voce che intona un lamento,
è giunta l’aurora del tempo ignoto
per disvelare le strade del vento.

Eco di pianto si leva lontano
vibrando nell’aere di bruma velato
nel raccontare immemore e vano
del lido proibito che partorì il fato.

Ombre di stelle danzano lente
al muto richiamo dell’oscurità,
mesto era il canto arcano e silente
di genti celate nell’eternità.

Vengo in silenzio a portare parola
figlia di un tardo evo obliato
di speme vestita falena mia vola
nel ventre di tenebra da cui il cuore è nato.

E. Edhilyen

Crepuscolo ed Alba

La sera sospira, eterea e indistinta, attizza le braci d’un memore spirito
che inspira solingo la giovane notte, madre dell’aria che muove parlando.
Di mille parole le stelle hanno scritto, sulle pagine nere del buio più fitto,
le strade solcate nel nulla e nel vero d’anime antiche, sole e raminghe.
Sicché di noi due il silenzio ci narra, le frasche bisbigliano lemmi ancestrali,
ed io memore ascolto un’eco perduta infrangersi muta nella gola del tempo.
Della tenebra i fiori si destano agli astri, costellano i prati timidi petali,
ed una falena si libra silente scivolando non vista sul fiato notturno.
Cercando una via fra l’erba che danza, cercando la luce e ingenua speranza,
danzando nel fuoco ch’arde fantasma fra le ceneri vacue di vita appassita.
Lieve la brezza s’innalza gioconda, spinge le ali tremanti e frementi
della farfalla che si desta al tramonto, viene a chiamare carboni di speme.
Immobile resto scorgendo un sorriso, fiorire velato da tenue foschia
oltre a quell’orizzonte imbrunito e indorato, al crepuscolo e all’alba.

E. Edhilyen

I Custodi del Tempo

Tacciono i secoli,
nella linfa imprigionati
dei monumenti vivi,
colonne di un tempo
che spira memorie,
custode della vita che fu.

Le albe sbocciate,
i tramonti appassiti,
riflessi nei solchi
degli alberi antichi,
vestiti di muschio
e dei giorni svaniti.

Un fiato si leva
spirando alto e lento
come il timido eco
d’un evo passato,
portando solenne
del tempo il lamento,
morto e rinato
in un sole velato.

E tacciono ancora i secoli muti,
incisi nei fusti possenti e contorti,
guardiani dei veli dal fato tessuti
e dell’agonia dei giorni risorti.

E. Edhilyen

Primavera di un Tempo che Fu, di Simone Lapan

 

Quello che segue è un componimento dall’immensa profondità che mi sento di condividere, scritto dal mio amico Simone.

 

Nel mattino di un mondo che or non è più le sorelle del cielo fuggivan l’aurora,

e fievole il lume di un giorno che fu sospingevale in aeri distanti,

mentre piogge dorate dall’astro nel blu di colori bagnavan la flora

e distese incantate all’azzurro lassù di ogni desto piumato intonavano i canti.

 

Non ricordo se l’alba fu d’oro o d’argento, né porto nel cuor dell’inizio il momento,

ma dolci sussurri, un richiamo nel vento, udivo da lungi qual fragile suono,

“Sei forse latore di quel che già sento ?” chiedevo degli alberi al regno in fermento.

Risposta indi giunsemi ed ecco il risveglio, radianza di vita, più forte del tuono.

 

Esplose ogni suono in un sogno di vetro, perduto nel pianto del dì primordiale,

un pianto di gioia, giammai cheto e tetro, vibrante d’amor di cui memore sono.

Ed ecco una danza esordire sui prati, vivente smeraldo in lucor surreale,

ricordi di terre ove tu ed io siam nati, ricordi del tuo più durevole dono.

 

O fuoco fatato che sorge di sera, cerbiatto brioso che salta di mane,

un bocciolo celato nell’alma di un’era perduta nell’etere al soffio del vento,

sì tu volteggiastimi attorno canoro che ancor il tuo eco quest’oggi rimane,

sì come di frivole allodole il coro annunciastimi il seme di tal turbamento.

 

“E’ giunta la nuova stagione, la vera ! Che ora ogni fiore i suoi petali sfoggi !

La lor chioma innalzino gli arbori fiera, che il tordo si levi ed il cervo si desti !”

dicesti d’ardore qual brezza leggera fremente correndo sui candidi poggi

esortandomi teco nell’aura foriera di speme fulgente che lesto cogliesti.

 

Dai clivi sinuosi all’empireo stellato un sol attimo attonito ci separava,

il velo dell’oltre al fulgore screziato di tenui memorie ancor arrideva.

Nel fiume dell’eco di voci armoniose ogni sguardo qual verbo al mio cuore balzava,

ogni dove anelammo per vie melodiose ed a noi tutt’intorno letizia scorreva.

 

La grande, la pura, la fresca e la vera, diletto dell’ode, poesia per il lare,

cantammoti ognor finché giunse la sera, sul suol coronato di blu secolare,

fin quando il suo manto la tenebra stese gioielli sospesi su noi rivelando,

silenti guardiani del verde paese in immense distese giacenti tremando.

 

Cristalli caduti in eterno memento, obliati crepuscoli in pietra mutati,

pensieri perduti che dal firmamento cogliemmo qual bulbi di luce adornati.

Le plusie sfuggivano al primo bagliore nell’ora in cui torna il trogone a volare,

quand’ecco dischiudersi al primo tepore quel nostro disio di svanir oltre il mare…

 

Lungi lo sguardo da riva s’avanza le acquoree pianure sognanti solcando,

ed oltre ogni oltre la strenua speranza va seco portando e le terre risveglia.

Da chi fu quel giorno nei tempi forgiato ? Perché abbandonammo quell’epoca, e quando ?

Ancor non è schiuso il disegno del fato e l’argento notturno su noi più non veglia !

 

Ma sempre nel cuore quell’ora risplende, ma sempre negli occhi il riflesso rimane

di quel dì che ancor il suo verde a noi stende l’arcano sentiero degli anni correndo,

celesti distese e paesaggi mostrando dov’erano ancor le corolle sovrane,

acciò che qui cada il presagio nefando di un mondo cinereo che ormai va svanendo.

 

Riecheggiano cori e richiami lontani, nell’iridi ancor il tremore danzante

del raggio di un’alba sui colli silvani racchiuso in un vivido scrigno pulsante…

 

Ma ciò che noi siamo si trova laggiù, nel mattino di un mondo che or non è più…

Sfavillio d’adamante disperso nel blu, primavera di un tempo che fu…

 

Mildir

Noi Siamo Rimasti

Alché abbiamo visto l’alba,
L’ho vista nei tuoi occhi
Tondi e grandi come il mondo,
L’ho vista accarezzarti
Ed inondarti il manto d’oro.
Il fiato del mattino
Lievemente ha sospirato 
Fra i crini tuoi danzanti,
Preludio d’una via su cui aprirai le ali
Solcando i monti e i cieli 
Nel diventare me.
E divenendo te
Io sento nel mio corpo
La forza tua infallibile
E le movenze in danza
Scandire il mio respiro.
Lesto si fa il fiato
E duole la mia carne
Eppure il cuore esplode
Nei battiti d’orgoglio
Poiché affannato avanzi
Più fiero e più gagliardo
Nel lottar con la salita.
Infine siamo in cima
Quando il vento ruba il fiato
Dissolto nell’eterno
Come un eco di fatica,
Un eco di battaglia,
Un eco di magia
Che ha fuso in te il cuor mio
Ed in me la tua potenza.
Osserviamo il mondo
Da un’altura desolata,
Da una via dimenticata.
S’estende sotto a noi
Il pianeta che respira
E che libera la voce
Nel salutarci lieto,
Poiché l’abbiam solcato
Ed i monti abbiam sconfitto
Senza ferirne il suolo
E senz’avvelenarne il fiato.
Ci osservano le fronde
Come mille inverni or sono
Poiché noi siam rimasti
Ad ascoltarne il canto.

E. Edhilyen

Eden

Muove l’abisso nel ventre ancestrale
Prono, inchinato, nel gemito del mare
Che danza scandendo l’eterno momento
Su cui impera superba la luna
Nel celarsi nell’ombra o rubando la luce
Del sole che padre è del mondo
E qual Re fiammeggiante nell’eterno egli arde
Troneggiando nel cuore d’un fascio di stelle
Ch’altro non sono che un mazzo di gemme
Sbocciate nell’eden come fiori sui prati
Per guarnire un’aiuola persa nell’infinito
Perché lieti siano gli occhi ch’abitan la Terra
Nel mirarle quali fiori di memoria imperitura
Poiché gli Uomini mai scordino d’esser polvere
Spazzata dal soffio che muove l’universo
Sospinta dal fato sino all’azzurro grembo
Ove verde è la vita da cui traggon respiro.

E. Edhilyen

Riposi la Terra Nuda

La quiete silente degli alberi immoti

ed il fiato morente dei nomi ignoti

echi d’albe sfiorite senza memoria

fra rose appassite prive di gloria.

Cornice di rovi è la cruda realtà

nei secoli nuovi e nell’eternità

grembo d’oblio dell’inerme creato

voce è il mormorio del vento agitato.

Astanti macerie di pietre spezzate

da mille intemperie e dal fato bruciate

raccontano mute ricordi sfumanti

di torri cadute e d’amori infranti.

Riposi la terra nuda e la cenere bianca

a velarla alluda fra brezza stanca

spirante sì mesta su lande deserte

sinché sia desta l’aurora solerte.

Verrà la Luna sul trono celeste

ma luce alcuna avrà la sua veste

poiché velato sarà il firmamento

ed il Sole mai nato arderà a stento.

E. Edhilyen

Bugiarda Primavera

Nel destarsi lento il giorno
viene caldo e fiero il vento
vorticando ai rami attorno
intonando il suo lamento.
E annunciando Primavera
le fragranze ruba lesto,
carezzando il cielo spera
che sia gaio il ramo desto
di corolle ormai vestito
al richiamo che sì presto
si levò nell’infinito.
Oh bugiarda Primavera,
oh fallace aura tranquilla!
Neve scende in questa sera
e sui fiori il ghiaccio brilla.
Perché tu caparbio Inverno
giungi lesto a tradimento
aggrappato al trono eterno
per regnar sul firmamento?
Non bruciar corolle rosa
nate in fede all’alto Sole,
la rugiada ormai riposa
prona all’ombra delle viole.

E. Edhilyen

I Tuoi Fiori sono Nati

I tuoi fiori sono nati,
con il pianto abbeverati.
Ora che tu sei lontano,
cerco un sorriso invano
fra l’effluvio dei giacinti
all’ombra di giorni vinti.
Eppur ridono le stelle
mille mute mie sorelle
che dan luce all’infinito
ed il Vero han custodito
nella danza con il mondo
in un canto mesto e fondo.
Son sbocciati gl’iris bianchi
ove incido i passi stanchi
ed io lungi sto a mirarli,
col respiro accarezzarli,
poiché l’anima tua resta
in un fiore che si desta.

E. Edhilyen

Il Pianto dei Salici

Ed essendo io,
cristallo di pianto
dai cieli caduto
s’un fiore posato
al nascer del giorno
fra la rugiada
vestita di stelle,
t’attendo, silente,
al mormorio dei salici.
Carezzano le acque
con argentini palmi,
disegnano le frasche
onde in uno specchio
di cui la quiete è infranta
dal muto lor pensiero.
Trovarti dentro al cielo
riflesso in un abbaglio
del moto pigro e mesto
d’un lago di montagna
disteso nell’inverno
che muore piano e lieve,
al tocco dell’addio
dell’ultima sua neve.
E gemono le fronde
il canto dell’eterno
e dell’empireo terso
di primavera invaso,
giace qui un ricordo
nell’aura del meriggio
poiché sussurra piano
il nome tuo lontano.
Sì fu nel cuor del vento
l’essenza tua dispersa,
silente è il tuo richiamo
all’anima che t’ode,
immobile in un corpo
nel pianto dei salici.

E. Edhilyen

Cavaliere (Seconda Parte)

Fosti lieto, cavaliere, allo smorzarsi delle ultime luci?
Al calare delle palpebre,
all’avanzare della tenebra,
sprofondando nel sonno senza ritorno, 
avesti orgoglio nel cuore spento?
Della forza, del coraggio, del valore,
che cosa resterà se non la cenere?
La polvere, spazzata dal vento e dissolta sul mondo,
che volerà libera sul fiato del cielo
affondando dentro al mare,
scioglendosi sulle nevi,
penetrando nella terra.
Sarà parte della sabbia,
cavaliere,
del tuo regno e d’altri cento.
Che cosa sono i confini,
che cosa sono le stirpi,
quando ogni cosa si fonde nell’eterno?
Provasti gloria,
oh prode guerriero,
nel marciare su pietre altrui?
Le trovasti diverse, 
forse più dure,
forse più rosse?
Che ne sarà del tuo nome,
delle gesta, delle memorie?
Chi ti piangerà nei secoli?
Chi narrarerà di te,
del dolore,
del sangue,
degli sforzi?
Riposa,
cavaliere,
nella notte dei tempi.
Non sarai che l’ombra del sole,
una stilla negli oceani,
una sillaba in mille pagine
che osanneranno il Re.

E. Edhilyen

Cavaliere

Quanta morte hai visto, cavaliere?
Quanti corpi cadere al rombare degli zoccoli,
al grido delle lame,
al sibilo degli estremi fuochi?
Quanta morte hai portato nel bagliore della spada,
nel morso del corsiero,
nel fischio delle frecce?
Quante volte hai visto il giorno sorgere e morire,
volgendo il pensiero all’ultima sera,
all’ultima aurora?
Quanto orgoglio hai rubato alla terra ferita?
Quanto sangue ha bevuto la patria?
Donde viene il passo lento, cavaliere?
Donde batte il cuore stanco?
Ecco un luogo per morire,
nel silenzio e nell’oblio.
Una daga sopra al petto
ed uno scudo rovesciato,
all’ombra dei faggi spogli.
Ho visto un destriero,
cavaliere,
rampare solingo nell’ultimo sole.

E. Edhilyen

Cosa Amasti di Me?

Cosa amasti di me?
Una parola mancata,
un tremore nelle labbra?
Un gemito indeciso,
eco d’un grido del cuore,
che nulla ha potuto se non soffocare?
Uno sguardo perduto,
riflesso in mille luci,
all’ombra d’un tetto di frasche
ed un petalo sul viso
d’una rosa fra i capelli,
caduta adagio al lieve tocco
d’un sospiro serale?
Un timido sorriso,
accennato e poi svanito,
muto canto d’un’anima fragile?
Una lacrima che cade
scivolando sulla pelle,
riflettendo dentro sé
un mondo rovesciato
che piano s’infrangeva sul palmo delle mani?

Cosa amasti di me?
La speranza quasi ingenua
e la voce di bambina,
il sole che cercavo
o la notte che trovavo?
Le stelle che ammiravo
sino a sentirle dentro,
o l’alba che aspettavo
mirandoti in silenzio?
La voce che taceva
in un fiato soffocato,
all’attizzarsi lesto
d’un fuoco dentro al petto?
Il pianto versato in segreto
innanzi ad un fiore caduto,
in fronte ad un pensiero,
all’ombra d’un timore?
Le domande dipinte
nello sguardo lucente
o il respiro smorzato
sulla pallida pelle,
bramandone l’essenza?
Forse il cuore pulsante,
dal destino sfregiato,
nell’eterno invocarti.

E. Edhilyen

A Conan

Dedicata al mio cavallo

Non temo la tempesta,
perché sei più forte.
Non temo il vento,
perché sei più veloce.
Non temo la salita,
perché sei il mio corpo.

Non temere le ombre,
io sono la tua guida.
Non temere gli ostacoli,
io sono la tua mente.
Non temere il dolore,
io sono il tuo spirito.

Niente può il mondo sul nostro cammino,
perché siamo noi.

E. Edhilyen

Vieni a Sciogliere l’Inverno

Vieni a sciogliere l’inverno,
con un fiore rubicondo
fra le nevi e fra le rocce,
tu che dal sole scendi
e nell’empireo esisti.
Sia la primavera,
al calar della sera,
salga un’aura lieta
fra le valli ombrose
e ne ridano le stelle
come solleticate,
dal tocco tuo celeste
e dalla gaia voce.
Inquieta si fa l’anima
al riso della luna,
che pare stia cantando
un’ode muta agli astri
lassù nel firmamento
ove scivola il destino
soffiando sopra al mondo
nel volteggiarlo adagio.
E tu che adesso osservi
il lacrimar del ghiaccio
dagli alberi che piano
si destano dal sonno,
in un canto come pioggia
che gronda dalle fronde
spezzandosi in cristalli
nel ricadere al suolo.
Si privano le frasche
delle armature bianche
poiché la pace è giunta
al sorgere dell’alba
e s’apron le corolle
fra gli ultimi bagliori
di polvere di stelle.
Il sole annuncia quiete,
che sale a tergo al mondo,
e nel mirar l’aurora…
vieni a sciogliere l’inverno.

E. Edhilyen

Tu, in Ogni Cosa

Ad osservar la neve muta e ferma resto,
il tocco delle stelle su di me si posa lieve.
Le mille mie parole perse nell’oscurità
calano piano sulle vampe danzanti,
che cosa mai sarà il fuoco nel mio cuore?
Che cosa mai sarà la cenere,
i resti del tempo dispersi nell’eterno?
Ma quanto brucia, quanto stringe,
quanto è atroce la morsa del fato.
E nel saperti là, a tergo all’imbrunire,
quanto dolgono gli occhi nella tua vana cerca.
Lo spirito perso e vagante nel nulla
insegue l’ombra del tuo nome,
celato alla sera d’un evo ancestrale.
Un riflesso persiste nelle iridi dell’anima
come un bagliore fugace e accecante
che irradia fulmineo quel che resta di te,
ogni cosa sul mondo ti possa evocare,
incendiandone l’essenza avvampante in me.
Ma scende la neve, scende una lacrima,
il cielo è carico di polvere d’astri.
Volgendo lo sguardo al lontano ponente,
posso quasi sentirti nel sospiro del Maestrale.

E. Edhilyen

Eco d’un Tempo Perduto

  

Sono l’eco d’un tempo perduto,

 

risuono nel fiero respiro immortale

del mondo che volta il volto scalfito

e dell’anima sua l’effige irreale

pare a chi sorge nel lembo inibito

 

ove nera è la neve nel fango distesa

sulla sterile pietra vello d’inganno

su cui una corolla giace indifesa

muta piangendo l’insano malanno.

 

Sono l’eco d’un tempo perduto,

 

volo sfuggente valicando le valli

solingo richiamo nei secoli perso

varco la terra dai fiori ai coralli

ed apro le ali nel cielo più terso

 

un libero spirito il cuor mio custodisce

memore e immemore di gloria sfumata

dal bacio del sole che il mondo nutrisce

ad effimera luce infeconda e plagiata.

 

 

Sono l’eco d’un tempo perduto,

 

odi il rombare degli zoccoli forti

odi il tremare degli steli ritorti

viva è la terra, il fiume ed il vento

vivo ed immenso è il firmamento,

 

lungi dal nero il caos ha taciuto

 

s’infrange il silenzio ad un suono ancestrale…

 

sono l’eco d’un tempo perduto.

 

 

E. Edhilyen