I Cieli Rovesciati

I cieli rovesciati sulle città di pietra,
l’abisso sollevato fra le deserte vie.
Folgori dell’empireo accesi come fiamme,
caddero fra i rombi d’una scuotente voce.

Tamburi sopra il mondo, nel cuore suo tremante,
docile la terra si è aperta in mille crepe,
crollarono le torri come sabbia fra tifoni,
macerie del passato tra fiumi tumultuosi.

Terribile era il canto furioso dell’oceano,
magnifiche le onde ad abbracciar la fine,
candida la spuma come orlo sulle mura
levate in seno al mare, più alte d’ogni picco.

Si riversò ogni cielo piegato fra le stelle,
fiumi a trascinare i resti dei millenni,
antica era la tenebra disciolta nel diluvio,
ceneri smarrite d’estremi fuochi spenti.

Canti di burrasca echeggiarono potenti,
le nuvole addensate, i tuoni crepitanti,
i venti turbinanti a spazzar via le polveri
di aride visioni, per amore realtà estinte.

Abbacinante luce s’elevò nel firmamento,
danzavano i suoi raggi in cuor alla tormenta
e s’irradiò l’oceano or placido e pacifico,
a riposar sul suolo laddove nulla resta.

Scintille fra le nubi dissolte come fumi,
cortina di faville gentile piovve in canto,
a carezzar la terra or nuda come nata,
sull’orlo della fine, sull’orlo dell’aurora.

Più limpide le stelle sgargiarono nel buio,
finché s’aprì la volta a fulgida radianza
e il giorno venne in musica, cori dell’empireo,
fra le rovine inermi già s’era schiuso un fiore.

E. Oriel